Il ddl stupri e lo slittamento semantico dal consenso al dissenso
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Redazione Interno
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Non è tra coloro che parlano senza aver letto i documenti, Carla Quinto, responsabile dell’ufficio legale di Be free, organizzazione antiviolenza che opera nel centro Italia. E la sua lettura del testo del ddl Stupri, quello voluto dalla Lega per capovolgere la prima versione approvata all’unanimità dalla Camera lo scorso novembre, è netta: sostituire la locuzione “consenso libero e attuale” con la parola “dissenso” significa, di fatto, far ricadere sulla vittima l’obbligo di dimostrare la propria contrarietà all’atto sessuale. Un’inversione dell’onere della prova, questo il nodo, che sposta l’asse dell’indagine dal comportamento dell’imputato a quello di chi subisce la violenza, costringendo quest’ultima a provare di essersi sottratta, di aver detto no, di aver opposto resistenza. Il disegno di legge, ora all’esame della Commissione giustizia del Senato, introduce il concetto di “volontà contraria”, da valutare in base al contesto e alle circostanze concrete.
La mobilitazione diffusa e le voci dei territori
Dalle piazze italiane, intanto, si levano voci critiche che attraversano associazioni, centri antiviolenza e realtà politiche. A Gradisca d’Isonzo, un sit-in di protesta ha visto uniti i centri “Da donna a Donna” e “Sos rosa” insieme ad Anpi, Unione donne in Italia e Donne in rete contro la violenza. A Cosenza, il centro antiviolenza “R. Lanzino” ha promosso un flash mob per ribadire il no alle modifiche, lanciando un appello alle istituzioni perché si esprimano contro l’emendamento. A Potenza, la mobilitazione del 15 febbraio ha voluto simbolicamente legarsi al trentennale della legge 66 del 1996, quella che trasformò la violenza sessuale da reato contro la moralità pubblica a reato contro la persona, sottolineando come il nuovo testo rischi di annullare anni di giurisprudenza della Cassazione allineata alla Convenzione di Istanbul.
La critica al modello normativo e il corteo nazionale
Il corteo nazionale del 28 febbraio a Roma, con partenza da piazza della Repubblica, ha radunato migliaia di persone secondo gli organizzatori, sfilando dietro a striscioni con la scritta “Senza consenso è stupro”. Una manifestazione voluta dai centri antiviolenza, da associazioni femministe e transfemministe arrivate da tutta Italia. L’impostazione del disegno di legge, secondo le critiche sollevate, cancella il principio per cui un atto sessuale per essere legittimo necessita di un sì esplicito, libero e consapevole, sostituendolo con l’obbligo per la donna di dimostrare un dissenso chiaro e inequivocabile. Come hanno spiegato alcune manifestanti, mettere al centro il dissenso significa credere che i corpi delle donne siano a disposizione fino a prova contraria, ignorando le dinamiche di paura e sopraffazione che spesso impediscono una reazione fisica. La presidente della Casa delle donne di Bologna, Susanna Zaccaria, ha sottolineato come questo cambiamento riporterebbe l’attenzione sul comportamento della vittima invece che su quello dell’aggressore.
I riflessi sul piano giudiziario e la posizione delle giuriste
Sul piano strettamente giuridico, l’allarme riguarda la cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, quel fenomeno per cui la persona offesa subisce un ulteriore trauma nel corso del procedimento. Come spiega l’avvocata del centro antiviolenza Artemisia di Firenze, se oggi l’onere della prova ricade su chi ha commesso la condotta, dovendo dimostrare l’esistenza del consenso, con la nuova norma toccherà alla vittima dimostrare in modo oggettivo di essersi rifiutata, aumentando il rischio di colpevolizzazione in aula. La Cgil, presente alla manifestazione, ha parlato di arretramento culturale e giuridico, ricordando come l’Italia sia già stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani proprio per l’inadeguatezza della tutela offerta alle vittime. Le Democratiche del Territorio Aquilano, intanto, per l’8 marzo hanno annunciato una raccolta firme per la petizione popolare, ribadendo che senza consenso, libero e attuale, l’atto sessuale è sempre stupro.




