Mondiali 2026, la finale Rai tra telecronaca e social: Rimedio e Adani in cabina, l'Argentina divide l'Italia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mancano poche ore alla finalissima dei Mondiali nordamericani e il dibattito, come spesso accade in questi frangenti, non si concentra esclusivamente sulle scelte tattiche di Scaloni o De la Fuente, ma si sposta prepotentemente anche sugli spalti virtuali della cabina di commento.

La sfida tra Spagna e Argentina, in programma domenica sera alle 21 su Rai 1 e Dazn, vedrà infatti la coppia titolare della televisione di stato composta da Alberto Rimedio e Lele Adani, una scelta che nelle ultime ore ha riacceso le polemiche e diviso il pubblico degli appassionati, come peraltro già accaduto durante le fasi precedenti del torneo.

La decisione dell'azienda di viale Mazzini, che ha confermato il suo duo di punta per la gara decisiva, sembra aver scatenato un vero e proprio putiferio sul web, dove l'ex difensore e attuale opinionista è stato criticato da una larga fetta di telespettatori, accusato di eccessiva faziosità durante le telecronache delle partite dell'Albiceleste.

La gara decisiva e la coppia di telecronisti

La finale del Mondiale 2026, che assegnerà il titolo alla vincente tra la furia spagnola di Lamine Yamal e la tenacia argentina di Leo Messi, sarà raccontata da due voci molto diverse tra loro. Da una parte, Alberto Rimedio, telecronista di lungo corso, noto per il suo stile composto, misurato e fedele alla narrazione tradizionale degli eventi sportivi; dall'altra, Lele Adani, ex calciatore dal carattere esplosivo e dal linguaggio colorito, ormai diventato un fenomeno mediatico grazie ai suoi interventi in diretta e alla sua presenza costante sui social network.

La coppia, che ha già lavorato insieme durante il torneo, rappresenta una scelta che la Rai ha voluto mantenere anche per l'atto conclusivo, nonostante le critiche pervenute nelle settimane scorse, soprattutto dopo la telecronaca della semifinale tra Argentina e Inghilterra, ritenuta da molti troppo di parte.

L'uomo che divide l'Italia: Lele Adani tra social e polemiche

La figura di Lele Adani, in queste ultime settimane, è diventata quasi più centrale del torneo stesso, almeno per quel che riguarda il dibattito mediatico italiano. L'ex difensore dell'Inter e della Fiorentina è ovunque: lo si vede sui social argentini, dove viene osannato per l'entusiasmo con cui celebra le giocate di Messi, e lo si segue sui profili italiani, dove l'amore e l'odio si alternano a seconda delle sue uscite.

Il suo approccio istintivo e passionale, che in molti hanno definito fazioso, ha però trovato un contraltare nei dati di ascolto che, a quanto pare, hanno incoraggiato la Rai a confermarlo per la finale. La rete pubblica, che ha seguito la competizione d'oltreoceano con un ampio dispiegamento di forze, tra programmi di approfondimento e collegamenti in diretta, ha evidentemente ritenuto che la sua presenza garantisca interesse e coinvolgimento, al di là delle critiche più feroci.

Del resto, il fenomeno Adani ha ormai valicato i confini del calcio giocato per diventare un personaggio del costume, capace di attirare l'attenzione anche di chi il pallone lo segue con distacco.

Le voci dei colleghi: da Goria a Nesti, il mondo Rai si divide

La scelta di schierare Adani per la gara decisiva ha scatenato un acceso dibattito anche tra i giornalisti e i telecronisti che hanno lavorato o lavorano per la Rai, con prese di posizione che hanno ulteriormente alimentato la polemica. Personalità del calibro di Amedeo Goria e Carlo Nesti, due firme storiche della televisione italiana, si sono espresse a riguardo, mostrando posizioni divergenti che riflettono la spaccatura esistente nel pubblico.

Da un lato, c'è chi difende il diritto di Adani a esprimere le proprie emozioni, sostenendo che la telecronaca moderna non può più essere asettica e distaccata come in passato; dall'altro, chi rimprovera al commentatore una mancanza di equilibrio, ritenendo che il suo tifo palese per l'Argentina finisca per snaturare il ruolo del giornalista, che dovrebbe garantire una narrazione obiettiva degli eventi. Queste voci, raccolte e rilanciate dai social network, hanno contribuito a creare un clima di attesa febbrile non solo per la partita in sé, ma anche per capire come verrà raccontata.

Il bilancio del Mondiale e la vigilia della finalissima

Il Mondiale nordamericano si avvia alla sua conclusione, con la finalissima di domenica sera che rappresenta l'apice di un mese di calcio intenso, intervallato dalla cosiddetta finalina per il terzo e quarto posto disputata sabato. È dunque arrivato il momento dei bilanci, non solo sul piano tecnico, ma anche su quello dell'emittenza televisiva, con la Rai che si appresta a raccogliere il testimone di una competizione seguita da milioni di spettatori.

La decisione di affidare la telecronaca della finale alla coppia Rimedio-Adani, nonostante le riserve di una parte consistente degli appassionati, rappresenta una scelta precisa dell'azienda, che punta sul fattore emotivo e sull'engagement social per catturare l'attenzione del pubblico più giovane.

L'Italia, come spesso accade quando si parla di calcio e di televisione, si trova così divisa tra due opposti schieramenti: c'è chi guarderà la partita nonostante il commento, magari zittendo l'audio, e chi invece lo farà proprio per ascoltare le invettive e gli esaltanti urlo di Adani, in un dualismo che ormai fa parte integrante dello spettacolo calcistico moderno. L'appuntamento è per le 21 di domenica, quando il fischio d'inizio metterà fine alle polemiche e darà la parola al campo, anche se il dibattito sulla telecronaca destinato a proseguire ben oltre i novanta minuti regolamentari.

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