Il Cio condanna i ‘bad boys’ picchiatori dell’hockey: “Dov’è il fair play olimpico?”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pista di ghiaccio dell’Arena Santa Giulia, teatro delle sfide olimpiche di hockey, si è trasformata in un ring. Vigorosi spintoni, che rappresentano la versione più edulcorata del confronto fisico, ma anche mani strette attorno al collo dell’avversario e principi di scazzottata, i quali talvolta degenerano in vere e proprie risse capaci di coinvolgere una moltitudine di giocatori, stanno mettendo a dura prova lo spirito dei Giochi. Succede, e non è una novità per gli appassionati, con una certa frequenza nelle partite della NHL, la Lega professionistica nordamericana che annovera tra le sue fila supercampioni milionari abituati a un codice di condotta ben preciso, ma nel torneo olimpico, dove i colpi proibiti non dovrebbero trovare alcuna cittadinanza, la tolleranza degli arbitri, i quali talvolta chiudono un occhio, sembra essere stata messa a dura prova. Nei giorni scorsi, all’impianto milanese, le scintille non sono certo mancate, e persino nella sfida femminile tra Italia e Stati Uniti, nonostante una netta sconfitta sul piano del punteggio, il Blue Team non si è lasciato intimorire dalle ben più blasonate avversarie, dando vita a un match dal temperamento acceso.

Il confine labile tra agonismo e violenza: il caso Canada-Francia

L’episodio che ha tuttavia acceso i riflettori sulla deriva violenta è stato il violento tafferuglio che ha visto come protagonisti, durante la gara maschile tra Canada e Francia, il canadese Tom Wilson e il francese Pierre Crinon. Una volta scoppiata la rissa, la cui genesi è da ricercarsi in un contatto ritenuto scorretto, la confusione ha regnato sovrana, tanto che nel parapiglia sono finiti a terra persino gli arbitri, nel loro disperato tentativo di sedare gli animi. Al termine della zuffa, Crinon è stato espulso, ma nessuno dei due atleti, in un primo momento, ha riportato conseguenze disciplinari che andassero oltre l’allontanamento dal ghiaccio in quella specifica circostanza. Questo episodio, destinato a diventare uno dei momenti più virali di Milano-Cortina 2026, ha riacceso un dibattito mai sopito: ma allora, nell’hockey ci si può davvero picchiare? La risposta, come spesso accade, risiede in una differenza sostanziale di regolamenti e di filosofia sportiva.

Le regole del ghiaccio: la frattura tra il modello Nhl e il credo olimpico

La differenza sostanziale tra quanto avviene Oltreoceano e quanto è invece consentito ai Giochi Invernali è tutta scritta nei codici. Nella National Hockey League, i combattamenti, seppur sanzionati con una penalità, sono di fatto tollerati e in alcuni casi persino codificati dall’Articolo 46 del regolamento, che ne disciplina le modalità, circoscrivendole a una sorta di giustizia sommaria sul ghiaccio o a un espediente per spezzare il ritmo di gioco. Alle Olimpiadi, però, vige il regolamento della International Ice Hockey Federation (IIHF), il quale è molto più severo e intransigente. L’articolo 46 della federazione internazionale è, a tal proposito, esplicito e categorico: "La lotta non fa parte del DNA dell’hockey su ghiaccio internazionale". Per questo motivo, gli arbitri sono chiamati a intervenire con maggiore rigidità, scoraggiando sul nascere qualsiasi principio di rissa, pena l’espulsione e possibili squalifiche. La filosofia olimpica, che vorrebbe gli atleti quali ambasciatori dei rispettivi Paesi, si scontra così con la cultura più "gladiatoria" della lega professionistica.

Un precedente che fa discutere e le sue conseguenze immediate

L’accaduto tra Wilson e Crinon non è rimasto un caso isolato, ma ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno portato a sviluppi giudiziari e disciplinari significativi. Se da un lato il canadese Wilson, noto per il suo ruolo di "enforcer" nella sua squadra di club, è stato difeso dal suo coach, Jon Cooper, il quale ha minimizzato l’episodio definendolo "quasi innocuo" rispetto agli standard a cui sono abituati, dall’altro lato la federazione francese ha assunto una posizione di assoluta intransigenza nei confronti del proprio giocatore. Pierre Crinon, dopo l’espulsione, aveva infatti provocato i tifosi canadesi presenti sugli spalti, un gesto che ha travalicato i limiti del confronto atletico. Per questo motivo, la Francia ha deciso di sospenderlo per il resto dei Giochi, un provvedimento drastico che intende rimarcare come certi comportamenti, a maggior ragione se messi in atto da chi rappresenta una nazione, siano incompatibili con i valori della competizione. Una decisione, questa, che ha spaccato l’opinione pubblica e che è stata definita "uno scherzo" persino dal portiere titolare della nazionale francese, a testimonianza di quanto sia complesso e spinoso il confine tra la "tradizione" di questo sport e il "fair play" olimpico.

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