A Firenze il volo della colombina segna la Pasqua tra tradizione e buoni auspici
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Redazione Interno
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Nella mattina di Pasqua, piazza Duomo a Firenze ha ospitato, come da tradizione, lo Scoppio del carro, una cerimonia che affonda le radici nel XII secolo e che, secondo la leggenda, sarebbe legata alle imprese di Pazzino de’ Pazzi, crociato fiorentino. Al centro della manifestazione, il Brindellone – il carro addobbato che domina la piazza – ha dato vita a uno spettacolo pirotecnico, innescato dal volo della colombina, il razzo a forma di colomba che parte dall’altare della Cattedrale di Santa Maria del Fiore per raggiungere il carro.
Quest’anno, come accade ormai da tempo, il percorso del piccolo razzo è stato impeccabile, un segno che i fiorentini interpretano come presagio di prosperità. «Un volo perfetto, senza intoppi, è sempre un buon auspicio per la città», ha commentato qualcuno tra la folla, dove migliaia di persone – nonostante il cielo incerto – hanno assistito all’evento. Tra loro, oltre ai turisti, anche le autorità locali, come la sindaca Sara Funaro e il presidente della Regione Eugenio Giani.
A differenza delle edizioni passate, però, una variazione ha caratterizzato lo spettacolo: le tre bandiere poste in cima al carro, che di solito si aprono al termine dello scoppio, questa volta si sono dispiegate quasi subito. Una scelta voluta, secondo Fulvio Soldi, capo artigiano responsabile della manifestazione: «È un effetto studiato per evitare una sequenza troppo ripetitiva», ha spiegato, sottolineando come anche i dettagli apparentemente minori siano curati per rinnovare, senza stravolgerla, una tradizione secolare.
Le origini dello Scoppio del carro si perdono nel tempo, ma il legame con le Crociate è un elemento spesso ribadito. Si racconta che Pazzino de’ Pazzi, reduce dalla Prima Crociata, portò a Firenze alcune pietre del Santo Sepolcro, usate per accendere il fuoco sacro che ancora oggi simboleggia la Resurrezione. Nel corso dei secoli, il rito si è trasformato nello spettacolo pirotecnico che oggi richiama curiosi e devoti, mantenendo intatto il suo significato di speranza.




