Pasquetta in Toscana tra sole, borghi e lo scoppio del carro che tiene fede alla tradizione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarà un Lunedì dell’Angelo all’insegna del bel tempo, quello che sta per aprirsi sulla Toscana, con il sole a fare da padrone e temperature decisamente miti per il periodo, tanto da suggerire a chi non ha ancora organizzato nulla una gita all’ultimo minuto tra le bellezze della regione. Le ultime previsioni confermano un quadro stabile, complice l’alta pressione che abbraccia la penisola regalando condizioni ideali per chi desidera staccare la spina senza allontanarsi troppo da casa. E così, per molti toscani, la scampagnata di Pasquetta diventa l’occasione perfetta per riscoprire alcuni angoli di territorio che, complici la primavera ormai inoltrata e le giornate che si allungano, offrono un ventaglio di possibilità decisamente variegato: si va dalle dolci colline della Val d’Orcia, dove il paesaggio è un quadro continuamente mutevole di verdi teneri e terre battute, ai borghi storici che punteggiano le crete senesi, fino ad arrivare ai parchi naturali immersi in quel verde rigoglioso che solo aprile sa regalare.

Ma se da un lato c’è chi cerca il relax nella natura, dall’altro la tradizione più autentica e spettacolare ha trovato il suo centro proprio nel capoluogo regionale, dove la Santa Pasqua si è chiusa con il rito suggestivo e millenario dello Scoppio del Carro. In piazza Duomo, gremita come da copione da una folla indistinta di fiorentini doc e turisti arrivati da ogni dove, la cosiddetta "colombina" – un razzo meccanico dalla forma simbolica – ha compiuto il suo volo senza intoppi, un segno questo che l’immaginario popolare interpreta da secoli come un presaglio positivo per il raccolto e, più in generale, per la vita della città. L’affollata cornice della piazza ha fatto da sfondo a un meccanismo perfetto: l’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli, ha impartito la benedizione prima di innescare il cero santo all’interno della Cattedrale, quel "fuoco nuovo" che simboleggia la resurrezione e che, viaggiando lungo un filo, ha dato la scossa al "Brindellone", l’imponente carro pirotecnico posizionato tra la basilica e il Battistero.

Si tratta di una rievocazione storica che affonda le sue radici in un passato lontano oltre nove secoli, quando si narra che un certo Pazzino de’ Pazzi, di ritorno dalle Crociate nel lontano 1101, portò con sé alcune pietre focaie del Santo Sepolcro: da quel gesto, tramandato di generazione in generazione, è nata una delle manifestazioni più sentite del folklore fiorentino, capace di unire il sacro e il profano in un abbraccio collettivo. Quest’anno il percorso della colombina non ha riservato brutte sorprese; partita dall’altare maggiore, è sfrecciata verso l’esterno per innescare i fuochi d’artificio – un tripudio di petardi e colori che hanno letteralmente incendiato l’atmosfera – per poi fare ritorno lungo la navata centrale della cattedrale senza intoppi, regalando quella perfezione tecnica che la folla attende con il fiato sospeso.

Figline, la tradizione parallela tra sbandieratori e colombina

Ma non è solo Firenze il cuore pulsante di queste festività; a poca distanza, nel Valdarno, anche Figline ha celebrato la sua Pasqua con un rituale analogo, seppur declinato secondo le peculiarità locali, a riprova di come il territorio toscano sia ricco di sfumature identitarie. In piazza Marsilio Ficino, la "colombina" ha volato senza problemi, un ulteriore buon auspicio che ha accompagnato la giornata di sole e calore umano. A impreziosire la manifestazione figlinese ci ha pensato lo spettacolo degli Sbandieratori, un’esibizione che fonde la destrezza atletica con il colore dei costumi storici, catturando lo sguardo di grandi e piccini. Questa tradizione, che affonda le sue radici nelle celebrazioni della campagna fiorentina, rappresenta una versione più intima ma non meno suggestiva dello "Scoppio" cittadino, riproposta fedelmente da associazioni come gli Sbandieratori dei Borghi e Sestieri Fiorentini.

Anche a Figline il meccanismo cerimoniale ha seguito il suo corso: dopo la messa solenne nella Collegiata di Santa Maria, la folla si è riversata in piazza per assistere all’accensione del carro, un momento di forte coesione sociale dove il boato dei fuochi si mescola agli applausi. La presenza delle rappresentanze istituzionali e dei figuranti in abiti d’epoca ha restituito l’idea di una macchina organizzativa rodatissima, capace di tenere vivo un retaggio che per questi luoghi rappresenta un’ancora di identità. E mentre l’arcivescovo Gambelli, durante l’omelia in Duomo a Firenze, ricordava come questi fuochi – sia quelli pasquali che quelli di San Giovanni a giugno – siano un modo autentico per esprimere la gioia collettiva nelle solennità importanti, il pensiero di molti si è già proiettato verso la gita di Pasquetta, magari proprio verso quelle colline o quei borghi che il bel tempo renderà ancora più accoglienti.

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