L’anomalia Meloni: il governo oltre i tre anni e il consenso che non cala
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Redazione Interno
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Mentre l’orologio politico avanza inesorabile verso la scadenza naturale della legislatura, i dati di consenso per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni continuano a sfidare ogni previsione tradizionale, dipingendo uno scenario in cui la stanchezza da mandato sembra non attecchire. I sondaggi, che fotografano una situazione ormai cristallizzata, restituiscono l’immagine di un centrodestra saldo e di un partito di governo, Fratelli d’Italia, capace non solo di mantenere il suo elettorato ma di rafforzarlo, toccando percentuali che pochi avevano pronosticato all’indomani dell’insediamento. Una stabilità, questa, che stride platealmente con le attese di un inevitabile logoramento e che, per molti versi, costituisce un’eccezione nel panorama politico recente.
I numeri di una leadership consolidata
Le rilevazioni più recenti, come quelle diffuse da Termometro Politico a fine 2025, non lasciano spazio a interpretazioni ambigue: Fratelli d’Italia si attesta saldamente al di sopra del 30% delle preferenze, registrando anzi un ulteriore balzo in avanti che ne consolida la posizione di forza incontrastata all’interno della coalizione di maggioranza. Questo incremento, seppur contenuto in termini decimali, assume un significato particolare se contestualizzato nella fase avanzata del mandato, tradizionalmente segnata da cali e ripiegamenti per chi governa. Il fenomeno, definito dall’esperto Antonio Noto come una “anomalia positiva”, sembra radicarsi in quello che lo stesso sondaggista descrive come un “legame sentimentale” instauratosi con una porzione significativa del elettorale, il quale continua a premiare la continuità dell’azione di governo nonostante il passare del tempo.
Lo stallo dell’opposizione e il quadro immobile
A rendere ancora più netto il divario, contribuisce in maniera decisiva la condizione di stallo in cui versano le forze di opposizione, le quali – come sottolineano diverse analisi – sembrano avvolte in una crisi di identità che ne erode progressivamente i simboli e le basi di consenso. La supermedia delle intenzioni di voto calcolata nel corso del 2025 restituisce un panorama politico quasi immobile, dove le oscillazioni delle principali formazioni sono minime e raramente superano la soglia dell’uno per cento. Questa staticità, che da un lato conferma la solidità della maggioranza, dall’altro annuncia una competizione futura dai contorni estremamente polarizzati, in cui lo spazio per un ricambio appare drasticamente ridotto.
La sfida della continuità in un sistema bloccato
Il “caso Meloni”, dunque, si delinea non solo come la storia di un successo personale e di partito, ma anche come il sintomo di un sistema politico in cui gli equilibri, una volta assestatisi, faticano a essere rimessi in discussione. La cosiddetta “maggioranza tonica” dimostra una capacità di resistenza che va al di là della normale tenuta di un esecutivo, proiettandosi verso la parte finale del percorso con un capitale di fiducia ancora intatto. Mentre gli scenari internazionali evolvono, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca che introduce nuove variabili nelle relazioni transatlantiche, il quadro domestico italiano persiste in una sua singolare cristallizzazione, dove il distacco tra chi governa e chi sta all’opposizione rimane un dato strutturale e difficilmente colmabile nel breve periodo.




