Maxi blitz della polizia contro le baby gang: 539 arresti in 44 province, sequestrati armi e droga
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Redazione Interno
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Quasi seicento arresti e un migliaio di denunce, oltre settecento chili di droga sottratti al mercato illegale e centinaia di armi sequestrate: è questo il bilancio della vasta operazione di polizia che ha colpito la criminalità giovanile in tutta Italia, dalle metropoli del Nord fino alle città del Sud.
L'offensiva, coordinata dal Servizio Centrale Operativo e scattata su impulso del Viminale, ha visto impiegati oltre mille agenti in 44 province, con un'attenzione particolare alle zone della movida, alle piazze dello spaccio e ai luoghi di aggregazione giovanile dove si manifestano i fenomeni di violenza e degrado ormai noti con l'etichetta di baby gang o, nel gergo corrente, di maranza.
L'azione si inserisce in un quadro di interventi legislativi e operativi che il governo ha messo in campo per rispondere a un'allarme sociale crescente, alimentato da episodi di cronaca che hanno scosso l'opinione pubblica, come l'aggressione a una pattuglia di vigili urbani avvenuta ai piedi del Colosseo la notte del primo luglio scorso.
I numeri dell'operazione: un esercito di agenti nelle piazze italiane
I dati diffusi dal ministero dell'Interno dipingono un'operazione di polizia giudiziaria di dimensioni eccezionali. Sono state arrestate o fermate complessivamente 539 persone, di cui 47 minorenni, mentre altre 954 sono state denunciate in stato di libertà. Gli agenti hanno passato al setaccio 187.956 persone, delle quali quasi ventimila minorenni, concentrandosi nelle aree urbane più a rischio: le piazze e i giardini pubblici, le stazioni ferroviarie, i centri commerciali e i luoghi frequentati dai giovani durante la movida notturna. Durante le perquisizioni, che hanno interessato 1.
182 immobili, sono stati sequestrati 307.000 euro in contanti, 49 armi da fuoco, 87 armi bianche e 95 oggetti atti a offendere, come mazze da baseball, tirapugni e spray al peperoncino.
La dimensione del fenomeno appare rilevante se si considerano anche i sequestri di stupefacenti: gli investigatori hanno sottratto al mercato 703 chilogrammi di droga, tra cui 660 chili di cannabinoidi, 41 chili di cocaina, due chili di ketamina e circa mille pastiglie di ossicodone, un potente oppioide.
Un aspetto che desta preoccupazione, come sottolineato da più parti, è il legame sempre più stretto tra il mondo della criminalità giovanile e la dimensione virtuale: la polizia ha individuato 973 profili social dedicati all'esaltazione della violenza, dell'odio e dell'uso delle armi, anche contro le forze dell'ordine, e due di questi canali sono già stati segnalati all'autorità giudiziaria per il loro oscuramento.
L'anticamera del blitz: la notte di follia al Colosseo
Il grilletto che ha accelerato i tempi del maxi blitz è stato l'episodio di violenza di piazza che si è consumato il primo luglio a Roma, sotto gli occhi increduli dei turisti. Una festa di compleanno, organizzata da un gruppo di ragazzi in largo Gaetana Agnesi, era degenerata in una vera e propria guerriglia urbana: tra fuochi d'artificio lanciati in mezzo alla folla, musica a tutto volume e giovani che si esibivano nel cosiddetto ballo del coltello, un'aggressione ai danni di una pattuglia della polizia locale ha rotto gli equilibri.
Gli agenti, intervenuti per riportare l'ordine, sono stati aggrediti e un veicolo municipale è stato danneggiato, con alcuni ragazzi che sono saliti sul cofano e hanno colpito l'auto con bastoni e mazze. L'episodio, immortalato in un video da alcuni turisti portoghesi e diffusosi rapidamente sui social, aveva acceso i riflettori sul fenomeno, spingendo il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi a ordinare un blitz immediato nell'area del Colosseo, che portò a dieci arresti e a oltre 350 identificazioni.
Il quadro normativo: la stretta del governo e il nuovo ddl sicurezza
Il maxi blitz rappresenta la prova sul campo delle nuove misure che il governo Meloni sta mettendo a punto per arginare il fenomeno della criminalità giovanile. Già a febbraio era stato approvato un primo decreto sicurezza, che introduceva il fermo preventivo fino a dodici ore per i soggetti ritenuti pericolosi durante le manifestazioni, e una stretta sul porto di coltelli, con il carcere fino a tre anni per chi viene sorpreso senza giustificato motivo con lame di lunghezza superiore agli otto centimetri.
Il provvedimento prevedeva anche multe salate per i genitori dei minori che vengono trovati in possesso di armi improprie, e l'obbligo per i commercianti di tenere un registro elettronico delle vendite di coltelli, con sanzioni fino a 10mila euro in caso di inadempienza.
Ma la risposta del governo non si è fermata qui. Il 13 luglio, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un nuovo disegno di legge sulla sicurezza, che allarga ulteriormente il raggio d'azione delle forze dell'ordine. Tra le novità principali c'è l'estensione del fermo di prevenzione anche ai minorenni, nei casi in cui vi sia un "fondato motivo" di ritenere che possano mettere in atto condotte pericolose per la sicurezza pubblica, soprattutto nelle zone della movida.
Il ministro Piantedosi ha spiegato che questa misura, già prevista per le manifestazioni, potrà ora essere applicata anche nei luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone, come piazze e strade della movida, e sarà a disposizione anche della polizia locale.
Il ddl prevede inoltre una nuova ipotesi di avviso orale del questore per il divieto di aggregazione, una sorta di misura preventiva per intervenire sui gruppi ritenuti pericolosi prima che la situazione degeneri, e rende procedibili d'ufficio le lesioni, anche lievi, ai danni delle forze dell'ordine, eliminando la necessità della querela di parte.
L'operazione, che ha toccato le principali città italiane da Milano a Napoli, da Torino a Palermo, ha avuto un impatto significativo anche nelle province del Nordest, come Trieste, Udine, Padova e Bolzano, dove sono stati eseguiti arresti e sequestri di armi e droga.
La risposta dello Stato al fenomeno delle baby gang, caratterizzato da un'impressionante capacità di organizzazione e da un'estrema violenza, si fa dunque sempre più strutturata e capillare, alternando l'azione repressiva a un più ampio intervento normativo volto a prevenire e punire condotte che sempre più spesso si consumano sotto gli occhi di una collettività preoccupata.




