Caracas nel caos dopo la cattura di Maduro, si spara attorno al palazzo presidenziale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il centro di Caracas è stato squarciato, nella notte, dal crepitio violento di armi automatiche e dal fuoco, definito da alcuni testimoni, di mitragliere contraeree, un evento che ha immediatamente riecheggiato come un cupo segnale di instabilità. Le raffiche, secondo quanto diffuso da diversi network internazionali e da video sui social, si sono concentrate con ferocia nella zona del Palacio de Miraflores, sede del governo, un edificio che solo il giorno prima aveva visto l’insediamento di Delcy Rodriguez, nominata alla guida del paese dopo che l’ormai ex presidente Nicolas Maduro è stato catturato, lo scorso sabato, da un'operazione militare statunitense. L'episodio, nella sua drammatica immediatezza, ha trasformato le strade attorno al potere in una zona di conflitto, con colonne di veicoli militari e blindati da cui scendevano uomini armati, in uno scenario che ha rapidamente costretto all'evacuazione ministeri e uffici governativi circostanti.
La città blindata e l'isolamento del centro
L'emittente colombiana Caracol, tra le prime a riportare la notizia, ha descritto un centro di Caracas paralizzato e sigillato dall'emergenza, dove le attività commerciali e gli stessi quartieri residenziali sono rimasti chiusi, lasciando molti, tra cui semplici acquirenti o residenti, sostanzialmente intrappolati all'interno dei locali in attesa che la tensione si allentasse. Una situazione di stallo forzato, che ha evidenziato quanto l'epicentro degli scontri, pur circoscritto geograficamente, abbia avuto il potere di bloccare il cuore pulsante della capitale venezuelana, generando un'atmosfera di apprensione e incertezza tra la popolazione, la quale, dopo gli eventi straordinari degli ultimi giorni, si ritrova a fronteggiare una nuova, improvvisa ondata di violenza.
Il contesto giudiziario a New York e le parole di Trump
Mentre a Caracas risuonavano gli spari, sull'altra sponda dell'Atlantico si consumava un altro atto cruciale della crisi venezuelana. Nicolas Maduro, infatti, dopo essere stato trasferito negli Stati Uniti in seguito all'operazione militare, è comparso dinanzi a un tribunale di New York per la prima udienza del processo a suo carico, dove si è dichiarato innocente dalle accuse di traffico internazionale di droga e di armi. Un passaggio giudiziario di portata storica, che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha voluto inquadrare in una cornice precisa, sottolineando come l'azione americana non sia diretta contro il Venezuela in sé, ma specificamente contro "chi spaccia droga", una dichiarazione che mira a delineare i confini politici di un intervento senza precedenti.
La sicurezza nazionale venezuelana sotto pressione
L'episodio delle sparatorie notturne, con la sua carica di minaccia diretta al cuore simbolico del potere a Miraflores, solleva interrogativi stringenti sull'effettivo controllo del territorio e sulla stabilità dell'apparato di sicurezza nazionale in questo frangente di transizione forzata. La rapidità con cui la violenza è esplosa in prossimità del palazzo presidenziale, proprio nel momento in cui la nuova leadership cerca di affermare la propria autorità, delinea un quadro complesso di sfide interne, dove le dinamiche di potere e le possibili fratture all'interno delle forze armate o di gruppi fedelisti rimangono un elemento di profonda opacità, destinato a influenzare i prossimi, delicatissimi sviluppi.




