La rete dei traditori: le ombre vicine a Maduro dietro la cattura di Caracas

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La precisione chirurgica con cui le forze speciali statunitensi hanno localizzato e catturato Nicolas Maduro nella sua residenza a Caracas, durante la notte del 3 gennaio, non è frutto del solo predominio tecnologico. Il generale Dan Caine, a capo dello Stato Maggiore Congiunto, ha delineato un quadro di conoscenze pressoché totali sulle abitudini del leader venezuelano, estese persino ai dettagli più intimi della sua vita privata. Tale mole di intelligence, che ha reso possibile l’operazione “Absolute Resolve”, è stata costruita nel tempo attraverso un meticoloso lavoro sotto copertura degli agenti Cia nella capitale, ma, elemento decisivo, si è avvalsa delle informazioni fornite da una fonte inserita nel ristretto cerchio del potere chavista. La cattura, che ha visto l’impiego di una forza aerea “soverchiante” di oltre 150 velivoli partiti da una ventina di basi, poggia quindi su un pilastro fondamentale: il tradimento di qualcuno molto vicino a Maduro.

Il sospetto gravita attorno alla cerchia più ristretta

Le indagini, condotte parallelamente dalle autorità venezuelane rimaste fedeli al regime e dalle agenzie investigative internazionali, si concentrano ormai inevitabilmente sui volti che fino a poche ore prima dell’incursione godevano della piena fiducia del presidente. La profondità delle informazioni trasmesse agli americani – che includevano non solo gli spostamenti ma anche le abitudini quotidiane e persino la localizzazione esatta della camera da letto nella notte dell’attacco – lascia intendere come la talpa operasse da una posizione privilegiata, tale da avere accesso a dati riservati sulla sicurezza e sui programmi di Maduro. Alcuni di essi, tra l’altro, si trovavano nella stessa area presidenziale al momento del blitz, circostanza che amplifica il clima di sospetto e le reciproche accuse tra i residui membri dell’entourage.

Un’operazione quasi compromessa dal fuoco nemico

Nonostante l’apparente perfezione del piano, che aveva visto l’aviazione americana creare un corridoio sicuro sopra Caracas neutralizzando le difese aeree con caccia di ultima generazione e guerra elettronica, l’operazione ha vissuto un momento di forte tensione. Uno degli elicotteri coinvolti nell’assalto, infatti, è stato colpito dalla contraerea venezuelana, probabilmente rimasta operativa nonostante il blackout elettrico e delle comunicazioni imposto dalle forze statunitensi. Questo episodio, unito al tentativo di Maduro e della moglie Cilia Flores di barricarsi in una stanza blindata all’interno del complesso residenziale, testimonia come il fattore imprevisto fosse in agguato, rischiando di trasformare una missione calcolata in un fallimento dagli esiti imprevedibili.

Le conseguenze immediate e il trasferimento

Superata la resistenza, la coppia presidenziale è stata estratta dal territorio nazionale e trasferita negli Stati Uniti, dove attende ora di affrontare le accuse a suo carico. L’efficacia dell’estrazione, facilitata dalla confusione generata nell’apparato militare e di sicurezza venezuelano, lascia ora spazio a una ridda di interrogativi sul futuro politico del paese, mentre le inchieste giudiziarie si volgono a scandagliare ogni movimento sospetto all’interno del palazzo. La ricostruzione dei giorni e delle ore precedenti il blitz diventa cruciale per identificare chi, tra i volti noti del regime, abbia deciso di consegnare agli americani le chiavi per entrare nel bunker di Maduro.

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