Agguato a Bisceglie, il cameriere ucciso al posto del titolare: “Si era nascosto nel ripostiglio”
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Redazione Interno
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La notte del 30 aprile 2026, alla “Spaghetteria n. 1” di via Storelli a Bisceglie, un uomo di 62 anni, Angelo Pizzi, direttore di sala, è stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi da un commando di tre persone, tutte con il volto coperto, arrivate a bordo di un’auto guidata da un complice – poi fattosi perdere nel traffico – prima di fare irruzione nel locale. Quello che poteva apparire come un tragico episodio di ordinaria criminalità, si è invece rivelato l’esito di un agguato sbagliato: il bersaglio vero non era il cameriere, bensì il titolare del ristorante, che è riuscito a sottrarsi alla morte trovando rifugio in un ripostiglio interno, mentre Pizzi si è trovato sulla traiettoria dei proiettili, fungendo di fatto da scudo involontario per il suo capo.
La dinamica dell’irruzione e l’errore fatale
Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, supportate dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza del locale e della zona circostante, i tre aggressori sono entrati in azione senza esitazione, sparando all’impazzata in direzione del titolare. Quest’ultimo, intuito il pericolo, si è dileguato in un piccolo ripostiglio, lasciando Angelo Pizzi esposto alla linea di fuoco. I militari della Sezione scientifica dei carabinieri hanno già eseguito i rilievi balistici e stanno acquisendo i filmati delle telecamere pubbliche e private per risalire alla sequenza esatta dei fatti; non si esclude, inoltre, che una quarta persona – rimasta all’esterno a bordo di un’auto – abbia atteso il commando per agevolarne la fuga.
La faida di Bari tra Strisciuglio e Capriati
L’omicidio, per quanto “accidentale” nella sua esecuzione, si inserisce a pieno titolo nella cornice della guerra tra due clan rivali del capoluogo pugliese: da un lato gli Strisciuglio, dall’altro i Capriati. Un conflitto, quest’ultimo, che ormai da tempo non si gioca più solo per le strade di Bari, ma che ha esteso il suo raggio d’azione a centri limitrofi come Bisceglie, Trani e Andria. Il quadro per gli investigatori – lo hanno ribadito fonti vicine alla Procura – è ora piuttosto chiaro nella sua lettura strategica, sebbene restino oscuri i nomi degli esecutori materiali e, soprattutto, quelli dei mandanti. L’errore sul bersaglio non attenua la gravità del gesto, anzi, rischia di complicare le indagini: chi voleva colpire il titolare, e per quale motivo? La risposta, al momento, è ancora avvolta nel riserbo più assoluto.
Il rafforzamento delle forze dell’ordine dopo il raid
A seguito del fatto di sangue – avvenuto nella serata del 30 aprile – il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito con carattere d’urgenza il 1° maggio 2026, convocato dalla Prefetta della provincia di Barletta-Andria-Trani, Flavia Anania. Attorno al tavolo istituzionale si sono seduti anche i vertici locali delle forze dell’ordine e il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano. È stato deciso l’invio immediato di dieci carabinieri in aggiunta all’organico già presente sul territorio, nonché l’installazione di una nuova postazione fissa della Polizia di Stato. Un segnale, questo, che le istituzioni intendono interpretare non come una misura straordinaria, ma come un presidio ordinario per evitare che la tensione accumulata tra i clan possa tradursi in nuovi agguati. Per ora, però, l’unica certezza è il dolore di una famiglia – quella di Angelo Pizzi – e il silenzio degli esecutori, ancora dispersi.




