Agata Christian, il delitto scongelato tra le vette: quando la comicità italiana sfida il giallo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La formula, apparentemente spericolata, di innestare la tradizione del thriller investigativo di stampo anglosassone sul robusto tronco della comicità popolare italiana dimostra, in "Agata Christian – Delitto sulle nevi", una vitalità inattesa. La pellicola, diretta da Eros Puglielli e in uscita il 5 febbraio, costruisce il suo intrattenimento proprio su quella rischiosa amalgama, dove la crassa risata non teme di svecchiare l'atavico sangue del genere. È un esperimento che, pur navigando nel solco del cosiddetto cinepattone, rivela come il giallo, con le sue regole ferree e le sue atmosfere sospese, possa attecchire su qualunque terreno, persino il più dissacrante, purché si abbia l'audacia di mescolare i codici senza timore reverenziale.

Il successo dei cortocircuiti di genere

I cortocircuiti narrativi, del resto, costituiscono l'ossatura stessa dell'opera, al punto che, una volta terminata la visione, si rimane con l'impressione che si sarebbe potuto spingersi ancora oltre nell'azzardo. Oltre, per esempio, al celebre e volgare "me cojoni" che schiaccia uno dei rari momenti di deduzione logica offerti dal poco brillante brigadiere Gianni Cuozzo; oltre allo splendido non-sense, che sa di Monty Python, della stretta di mano prolungata e imbarazzante tra l'investigatore e l'appuntato Tasca; e perfino oltre al lapidario "ma chi è 'sto burino?" indirizzato al personaggio truce interpretato da Tony Effe. Sono questi, in fondo, gli snodi dove la commedia italiana d'autore, se così si può definire, gioca la sua partita più interessante, accettando la sfida di contaminare un genere classico con la propria cifra stilistica, fatta di improvvisazione e di una comicità spesso fisica e grottesca.

Un cast corale tra presentazioni e location

Il film, che raduna alcuni dei volti più noti della comicitia degli ultimi decenni, da Christian De Sica a Lillo Petrolo, da Maccio Capatonda a Paolo Calabresi, con la partecipazione di Chiara Francini, ha iniziato a essere presentato al pubblico attraverso incontri con gli autori. Come quello avvenuto al cinema CiakCity di Rocca San Giovanni, dove lo sceneggiatore abruzzese Mariano Di Nardo ha dialogato con il pubblico svelando retroscena e intenzioni di un progetto nato per divertire senza filtri. A fare da sfondo alla misteriosa vicenda, un castello avvolto dal silenzio delle nevi, una residenza isolata tra le splendide vette italiane che, con la sua aura claustrofobica e suggestiva, richiama volutamente l'atmosfera dei racconti di Agata Christie, sebbene rivisitati in chiave completamente grottesca e demistificante.

Camei e produzioni: il dietro le quinte

L'operazione cinematografica, che si avvale anche di brevi ma significative comparse come quella "segreta" dell'amatissima conduttrice Caterina Balivo, è frutto di una co-produzione che vede coinvolta anche la famiglia dell'artista. Un dettaglio, quest'ultimo, che conferma come il progetto abbia mosso i suoi passi in un circuito di passioni condivise e di scommesse professionali ben precise. Il tutto, senza dimenticare il legame con il territorio e con quelle storie che, pur nella loro esuberanza comica, raccontano un pezzo di immaginario collettivo nazionale, dove il riso si fa strumento per esplorare persino le dinamiche di un delitto, trattate sempre con il garbo necessario ma senza mai cedere alla tentazione di diventare pedagogiche o seriosamente investigativo.

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