La sonda coreana Danuri individua il cratere del razzo SpaceX sulla Luna

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La conferma è arrivata a distanza di poche ore dall'impatto, e porta la firma della sonda lunare sudcoreana Pathfinder, meglio nota come Danuri. L'orbiter, che si trova in missione attorno al nostro satellite, ha infatti catturato le immagini del cratere fresco di scavo, quello generato dallo schianto dello stadio superiore del razzo Falcon 9 di SpaceX, avvenuto nelle prime ore di mercoledì 5 agosto.

I funzionari del Korea Aerospace Research Institute (KARI) hanno reso nota la riuscita dell'operazione di rilevamento, spiegando che le osservazioni sono iniziate circa mezz'ora prima della collisione per poi proseguire con una serie di sorvoli mirati sul sito, per un totale di otto sessioni di ripresa che hanno permesso di documentare con precisione l'evento e le sue conseguenze immediate.

La dinamica dell'impatto e il punto di caduta

Il secondo stadio del Falcon 9, un vettore realizzato dall'azienda di Elon Musk per conto della NASA, ha concluso la sua corsa spaziale intorno alle 8:35 ora italiana (CEST) di quella stessa mattina. Il punto di caduta individuato dalla sonda Danuri si trova in prossimità del cratere Einstein, una formazione geologica situata sul bordo occidentale del disco lunare. La scelta di quell'area non era casuale, trattandosi di una zona di particolare interesse scientifico per lo studio della geologia del satellite.

L'impatto, avvenuto a diverse migliaia di chilometri orari, ha sollevato un pennacchio di materiale polveroso e detriti, visibile anche dalla Terra grazie a strumenti di osservazione avanzati.

Le riprese da Terra e il video dell'Istituto di Astrofisica dell'Andalusia

A corroborare le immagini spaziali ottenute da Danuri, c'è anche un documento visivo altrettanto prezioso girato dal nostro pianeta. L'Istituto di Astrofisica dell'Andalusia (Iaa) ha infatti condiviso sui social un filmato della durata di appena 14 secondi, nel quale si intravede il caratteristico pennacchio di materiale espulso dal suolo lunare dopo la collisione.

Le riprese si aggiungono al lavoro svolto da altri astrofili e osservatori professionali, come nel caso del video realizzato da Francesco Cotroneo da Merate, che proprio la mattina del 5 agosto ha immortalato l'istante dello schianto. La mole di dati raccolti in così poco tempo ha permesso di avere un quadro completo e tempestivo dell'evento.

L'importanza scientifica delle osservazioni di Danuri

Ma al di là dell'eco mediatico suscitato dall'evento, è il lavoro della sonda Danuri a fornire il contributo più significativo dal punto di vista strettamente scientifico. I tecnici del KARI hanno sottolineato come la missione abbia condotto un doppio rilievo: da un lato ha acquisito le immagini di riferimento della zona prima dello schianto, dall'altro ha documentato la situazione immediatamente successiva.

Questa comparazione, come hanno spiegato gli stessi funzionari dell'ente spaziale sudcoreano, permetterà di analizzare in modo esclusivo i cambiamenti del terreno e le variazioni morfologiche causate dalla collisione, verificando la dispersione dei detriti attorno al punto di impatto. La disponibilità di queste due serie temporali di immagini, infatti, offre l'opportunità di isolare gli effetti dell'impatto da altre possibili alterazioni del suolo lunare. Un patrimonio di dati che gli scienziati potranno utilizzare per studiare la composizione del sottosuolo e i processi di erosione spaziale.

Le verifiche sul campo e le prospettive di ricerca

Con la pubblicazione delle immagini da parte della Danuri, la comunità scientifica internazionale ha potuto finalmente osservare da vicino le tracce lasciate dal detrito del Falcon 9 sul suolo lunare. Le otto sessioni di ripresa condotte dall'orbiter hanno restituito una sequenza dettagliata che documenta non solo il cratere formatosi, ma anche le caratteristiche del materiale espulso durante l'impatto.

La possibilità di verificare le variazioni del terreno in un arco temporale così ristretto rappresenta una circostanza rara per i planetologi, abituati a studiare fenomeni geologici che si sviluppano su scale temporali ben più lunghe. L'intera operazione, dalla programmazione dei sorvoli alla trasmissione dei dati, è stata coordinata in tempo reale, dimostrando le capacità tecniche della missione sudcoreana.

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