Danieli, Equita taglia il target price a 81 euro dopo conti sotto le attese e guidance prudente
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Redazione Economia
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Equita ha abbassato il prezzo obiettivo sulle azioni ordinarie Danieli a 81 euro, in calo del 5% rispetto alla precedente indicazione, confermando la raccomandazione di acquisto sul titolo della società friulana quotata su Euronext Milan. Per le azioni di risparmio il target price è stato ridotto a 56 euro, con una sforbiciata del 3%.
I conti dell'esercizio 2025/2026
Il gruppo ha chiuso l'esercizio chiuso al 30 giugno 2026 con ricavi operativi pari a 3,83 miliardi di euro, in flessione del 9% rispetto ai 4,2 miliardi dell'anno precedente, mentre l'EBITDA si è attestato a 438,9 milioni, sostanzialmente stabile rispetto ai 437,8 milioni del 2024/2025. Il risultato operativo ha invece registrato una contrazione del 27%, scendendo da 303,1 milioni a 220,8 milioni, penalizzato dall'aumento di ammortamenti e svalutazioni, passati da 134,7 milioni a 218,1 milioni.
L'utile netto di pertinenza del gruppo è salito a 230,4 milioni, in crescita del 5% rispetto ai 220,1 milioni dell'esercizio precedente, beneficiando di un effetto cambi attivo di 26,9 milioni legato alla gestione delle valute e all'allineamento al cambio del 30 giugno 2026.
La divisione Plant-making e le svalutazioni su Fata
Gli analisti di Equita evidenziano come i risultati siano complessivamente inferiori alle attese, con un miss del 3% a livello di EBITDA dovuto principalmente alla divisione Plant-making, che ha risentito di una minore top-line per effetto del phasing dei progetti. Tale impatto è stato solo in parte compensato da una marginalità solida.
Sul fronte dell'EBIT e dell'utile netto, il gruppo ha dovuto fare i conti con svalutazioni non cash legate al business di Fata, che secondo gli analisti di Equita spiegano larga parte del miss rispetto alle previsioni, pur senza che ne venga quantificato l'ammontare esatto. Nel dettaglio divisionale, i ricavi del Plant-making sono calati a 2,78 miliardi da 3,12 miliardi, con un EBITDA sceso a 367,6 milioni da 384,1 milioni e un risultato operativo in flessione a 210,8 milioni da 320,9 milioni.
La società ha spiegato che diverse commesse si trovano nelle fasi iniziali di sviluppo, caratterizzate da intense attività di progettazione e da volumi produttivi ridotti.
Steel Making in recupero e portafoglio ordini oltre 6 miliardi
La divisione Steel Making ha mostrato segnali di miglioramento, con ricavi sostanzialmente stabili a 1,06 miliardi, un EBITDA salito a 71,3 milioni da 53,7 milioni e un risultato operativo tornato positivo per 10 milioni dopo la perdita di 17,8 milioni dell'esercizio precedente. I margini della divisione hanno registrato un recupero del 32% su base annua, pur rimanendo contenuti a causa dell'elevato costo dell'energia.
Il portafoglio ordini complessivo al 30 giugno 2026 ha raggiunto i 6,04 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 5,38 miliardi del 30 giugno 2025. Equita sottolinea come il book-to-bill della divisione Plant-making si confermi molto solido in area 1,2x, con ordini per 3,3 miliardi di euro, dato che non include importanti commesse acquisite ma in attesa di finanziamento.
La posizione finanziaria netta adjusted è salita a 1,02 miliardi di euro da 688,9 milioni, con un free cash flow molto solido anche al netto degli anticipi, attestandosi a circa 360 milioni.
La guidance 2026/2027 e il crollo in Borsa
Per l'esercizio 2026/2027 Danieli prevede ricavi tra 3,9 e 4,2 miliardi di euro, un EBITDA tra 430 e 450 milioni, una posizione finanziaria netta adjusted tra 1 e 1,1 miliardi e un portafoglio ordini tra 5,8 e 6 miliardi. Tale guidance è risultata inferiore alle attese del consenso, che indicava ricavi per 4,3 miliardi e un EBITDA di 497 milioni.
Equita commenta che la guidance 2027 è sotto le attese ma include elementi fin troppo prudenziali, lasciando intravedere spazio per fare meglio, e che il forte order intake della divisione Plant-making conferma la solidità dell'equity story, con Danieli esposta alla decarbonizzazione e alla ripresa ciclica dell'Europa, al reshoring negli Stati Uniti, agli investimenti in DRI soprattutto in Medio Oriente e Africa e all'espansione della capacità produttiva in Asia, inclusa l'India.
Sul fronte azionario, il titolo ha accusato una pesante flessione: nella seduta di lunedì 28 settembre 2026 le azioni ordinarie hanno perso oltre il 13% scivolando a 51,15 euro, dopo un minimo intraday che aveva toccato quota 50 euro, con un tonfo complessivo del 15,4% a Piazza Affari.
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