A Trento fermato con una bici elettrica truccata a 85 all'ora, multa e sequestro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La bicicletta a pedalata assistita, quella che il codice della strada definisce come un velocipede dotato di un motore elettrico il cui ausilio deve cessare al raggiungimento dei 25 chilometri orari, è ormai da anni, purtroppo, spesso oggetto di alterazioni illecite. Queste modifiche, che ne stravolgono la natura e le prestazioni, la trasformano in un veicolo a tutti gli effetti motorizzato, il quale, per giunta, circola senza le dovute coperture assicurative e senza che chi lo guida sia in possesso di una patente. Una pratica che, come testimoniano quotidianamente gli interventi delle forze dell'ordine in tutta Italia, appare in costante aumento, complici anche le vendite online che permettono di acquistare kit di modifica o mezzi già pronti, bypassando ogni controllo.

Il fermo sulla pista ciclabile

Sulla pista ciclabile di via Brennero a Trento, nell’ultima mattinata dell’anno, la velocità anomala di un mezzo a due ruote ha attirato l’attenzione degli agenti della Polizia locale. Quello che, a prima vista, poteva sembrare un normale ciclista, in realtà procedeva a una andatura del tutto incompatibile con la fatica muscolare, sfrecciando senza alcun apparente movimento di pedalata. Il quadro, già di per sé sospetto, si è chiarito del tutto al momento del fermo: l’uomo, un 41enne, era in sella a una bicicletta elettrica pesantemente manipolata, la quale, come avrebbero poi accertato le verifiche tecniche, aveva la capacità di spingersi fino a 85 chilometri orari.

Le conseguenze per il conducente

Una potenza di gran lunga superiore ai limiti di legge, che ha portato immediatamente al sequestro amministrativo del veicolo, considerato ormai non più una bici ma un ciclomotore non omologato e non assicurato. All’uomo, che indossava un casco integralete da moto, segno di una consapevolezza dei pericoli corsi, sono state elevate sanzioni per un importo complessivo di 1.200 euro. Le contestazioni, come di consueto in casi simili, hanno riguardato la guida di un mezzo non immatricolato e non assicurato, la circolazione con un veicolo non conformi alle disposizioni di omologazione e la modifica delle caratteristiche costruttive, rendendolo più pericoloso.

Un mercato opaco e i rischi per la sicurezza

Il conducente, durante le operazioni, ha dichiarato agli agenti di aver acquistato il mezzo, già così modificato, attraverso un sito di e-commerce con sede in Cina. Un dettaglio, questo, che illumina uno degli aspetti più complessi del fenomeno: la facilità con cui è possibile procurarsi tali veicoli, i quali, una volta immessi sul suolo pubblico, diventano vere e proprie minacce. La pericolosità, del resto, è intrinseca: strutture meccaniche e frenanti non progettate per simili velocità, unite all’assenza di una copertura assicurativa e, spesso, alla guida spericolata in aree urbane o su percorsi ciclabili condivisi con pedoni e ciclisti tradizionali, creano un mix esplosivo. Incidenti gravi, a volte con esiti tragici, legati all’uso improprio di questi mezzi, sono purtroppo finiti sulle pagine di cronaca nera, con inchieste che cercano di risalire alle responsabilità di venditori e modificatori.

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