Mercato della bici, il 2025 chiude con un nuovo segno meno: -4%
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il mercato italiano della bicicletta, nonostante la crescente attenzione verso la mobilità dolce e l’ennesima campagna acquisti legata agli incentivi statali, continua a mostrare segni di cedimento strutturale. Secondo i dati ufficiali diffusi da Confindustria ANCMA (l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), il 2025 si è chiuso con un totale di 1.303.000 unità vendute tra biciclette tradizionali e a pedalata assistita, un risultato che, tradotto in percentuale, rappresenta una flessione del 4% rispetto all’anno precedente. Un dato che, se analizzato con attenzione, rivela un tessuto commerciale in forte sofferenza, laddove il calo generalizzato nasconde un’emorragia ben più grave all’interno del canale specializzato, quello dei negozi di vicinato che da sempre rappresentano il cuore pulsante del settore.
A pesare sul bilancio finale è stata, in particolare, la frenata delle e-bike, che hanno registrato un calo del 7% fermandosi a 256.000 unità vendute; un risultato controcorrente rispetto alle aspettative di crescita che avevano caratterizzato gli anni precedenti, ma che viene spiegato dall’associazione con la concomitanza di due fenomeni distinti: il rallentamento della domanda interna e, soprattutto, la crescente diffusione di veicoli impropriamente commercializzati come biciclette elettriche, i cosiddetti “ciclomotori camuffati” che, operando nel mercato parallelo, distorcono la concorrenza e penalizzano i produttori seri. Le biciclette muscolari, invece, pur restando il segmento predominante con 1.047.000 pezzi, hanno comunque subito una contrazione del 3%, a conferma di una tendenza negativa che ormai dura da oltre un biennio.
La crisi silenziosa dei negozi specializzati e il miracolo dell’export
Se il dato aggregato può apparire, a un primo sguardo, come una semplice battuta d’arresto fisiologica, la lettura approfondita delle statistiche per canale distributivo restituisce un quadro decisamente più allarmante. I negozi specializzati, che costituiscono il riferimento principale per la maggior parte delle imprese associate e il presidio fondamentale per l’assistenza e la qualità del prodotto, hanno subito perdite significative: le vendite di e-bike in questo canale sono crollate del 14%, mentre quelle delle biciclette a pedalata muscolare sono diminuite dell’8%. Un’emorragia che, come sottolineato dal presidente di Ancma Mariano Roman, rappresenta un vero e proprio campanello d’allarme. A salvare la situazione, almeno per quanto riguarda le statistiche finali, sono intervenuti altri canali di vendita come la grande distribuzione specializzata e l’online, che hanno guadagnato terreno rispetto al 2024, contribuendo a contenere un calo che altrimenti avrebbe avuto proporzioni ben più preoccupanti e ridefinendo, di fatto, gli equilibri del sell-out nazionale.
Paradossalmente, mentre la domanda interna arranca, il fronte industriale legato alle biciclette tradizionali ha mostrato segnali timidamente più favorevoli, a testimonianza della resilienza del comparto produttivo italiano. La produzione ha infatti toccato quota 1.805.000 unità, facendo segnare un +6% rispetto all’anno prima, spinta da un export in forte crescita: 1.042.000 pezzi esportati, con un incremento dell’11% in volume e del 14,8% in valore. Un dato che evidenzia come il made in Italy delle due ruote mantenga un appeal internazionale nonostante le difficoltà interne. Al contrario, il comparto dell’e-bike continua a navigare in acque agitate anche sul piano industriale: la produzione nazionale è scesa a 281.000 unità (-17%), mentre l’export ha subito una flessione del 20,7%. Nel complesso, tuttavia, la bilancia commerciale del settore ciclo si mantiene sostanzialmente stabile, chiudendo con un saldo positivo di 172 milioni di euro, allineandosi di fatto al risultato del 2024.
Le distorsioni normative e il peso della concorrenza sleale
Dietro i numeri in calo, e in particolare dietro la preoccupante emorragia delle e-bike, si cela una questione normativa che l’associazione di categoria ha voluto portare con forza all’attenzione delle istituzioni. Il segmento dei veloci a pedalata assistita sconta, infatti, le distorsioni generate dalla proliferazione di veicoli venduti online o tramite canali non convenzionali, i quali vengono spacciati per biciclette elettriche pur non rispettando i requisiti di legge. Si tratta di mezzi spesso dotati di acceleratore a manopola o di motori dalla potenza superiore ai 250 watt, che di fatto si configurano come ciclomotori privi di omologazione e, quindi, circolanti illegalmente. Un fenomeno che rappresenta una doppia minaccia: da un lato, mette in difficoltà le imprese che operano correttamente, sostenendo i costi della certificazione e della sicurezza; dall’altro, solleva questioni non trascurabili in tema di sicurezza stradale e di leale concorrenza.
La richiesta avanzata da Confindustria Ancma è quindi quella di una chiarezza normativa definitiva e di un’intensificazione delle attività di contrasto verso chi commercializza questi mezzi impropri. Una richiesta che diventa urgente se si considera il peso specifico dell’intera filiera: mentre il mercato subisce le conseguenze di una concorrenza asimmetrica, i negozi specializzati continuano a pagare il prezzo più alto di una transizione del mercato che sembra favorire i canali impersonali del commercio elettronico a scapito della professionalità e della sicurezza offerte dal dettaglio tradizionale.
Produzione in controtendenza e il valore della filiera
Nonostante il clima di incertezza che ha caratterizzato il 2025, l’analisi dei dati produttivi offre uno spaccato interessante per comprendere le reali dinamiche di un settore che, pur affrontando una crisi di domanda interna, mantiene intatte le sue capacità industriali. Il comparto delle biciclette tradizionali, come accennato, ha vissuto un anno di rinnovata vitalità grazie alle commesse estere: le importazioni di questo segmento sono calate drasticamente (-28%), a dimostrazione di una crescente capacità delle aziende italiane di soddisfare la domanda internazionale con prodotto locale. Un segnale di forza che contrasta nettamente con l’andamento delle e-bike, dove invece si registra una riduzione sia della produzione nazionale sia delle importazioni.
Il valore complessivo della filiera, sebbene in lieve contrazione rispetto al picco post-pandemico, conferma comunque il ruolo centrale del settore nell’economia nazionale. L’attenzione ora si sposta sulle capacità di tenuta della rete di vendita: il recupero parziale della grande distribuzione e dell’online, se da un lato attenua la flessione complessiva, dall’altro non compensa la perdita di valore sociale ed economico rappresentata dalla crisi dei negozi specializzati. Sono questi ultimi, come sottolineato ripetutamente dall’associazione, a garantire la corretta manutenzione, la sicurezza e la promozione di una cultura della mobilità che va ben oltre il semplice atto d’acquisto.




