Stellantis ferma ancora Cassino: quattro giorni di stop e l'allarme della Fiom sulle partnership cinesi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Lo stabilimento Stellantis di Cassino si prepara a un nuovo blocco produttivo. La direzione aziendale ha comunicato ai sindacati la sospensione delle attività nei reparti Lastratura, Verniciatura e Montaggio da martedì 6 a venerdì 9 ottobre compreso. Continuano invece a operare le aree Presse e Plastica, le cui produzioni sono destinate anche ad altri siti del gruppo. Si tratta dell'ennesima interruzione di un calendario lavorativo già profondamente compromesso per l'impianto di Piedimonte San Germano, dove vengono assemblate Alfa Romeo Giulia, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Grecale.

Un anno di produzione ai minimi storici

I numeri restituiscono la dimensione della crisi. Secondo la Fiom di Frosinone e Latina, dall'inizio del 2026 le giornate effettivamente lavorate sono state poco più di cinquanta, a fronte di una sessantina di fermi produttivi. Il primo semestre si era chiuso con appena 6.700 vetture uscite dalle linee, in calo del 36,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel dettaglio, 4.125 unità tra Alfa Romeo Giulia e Stelvio e 2.575 Maserati Grecale, numeri lontanissimi da una capacità produttiva nominale di 300.000 veicoli l'anno. L'occupazione diretta è scesa a circa 2.130 addetti, con oltre 500 lavoratori coinvolti in contratti di solidarietà e una media di cinque-sei giorni lavorativi al mese nei periodi di attività.

Il nodo delle partnership con i gruppi cinesi

Sullo sfondo resta aperto il dossier industriale legato al rilancio di Maserati e alle possibili alleanze con operatori asiatici. Nei giorni scorsi la cinese Jac Motors ha confermato in un documento depositato alla Borsa di Shanghai l'esistenza di interlocuzioni con Stellantis e Huawei per valutare una collaborazione a tre, precisando tuttavia che non è stato firmato alcun accordo vincolante e che contenuti e forma dell'eventuale intesa restano da definire.

Secondo quanto emerso, il progetto allo studio riguarderebbe due nuovi modelli Maserati con tecnologia Huawei: un suv elettrico di segmento medio-grande e una GT elettrica di grandi dimensioni, con le scocche che verrebbero realizzate a Hefei e le fasi finali di assemblaggio e calibrazione destinate all'Italia.

La preoccupazione dei sindacati e il nodo dell'indotto

Proprio su questo fronte si concentra l'allarme della Fiom, che teme per Cassino un futuro da «fabbrica cacciavite». Il segretario generale di Frosinone e Latina, Andrea Di Traglia, ha spiegato che le possibili partnership con i gruppi cinesi «non ci mettono al sicuro dal punto di vista produttivo» e che senza una discussione reale sui termini e sulle condizioni produttive «rischiamo fortemente di trovarci di fronte a uno stabilimento convertito a fabbrica cacciavite, dove le vetture non verranno veramente prodotte ma soltanto finite».

La richiesta del sindacato è che l'eventuale collaborazione porti a Cassino anche know-how, sviluppo e ricerca, attività a maggiore valore aggiunto e non solo assemblaggio finale. Sulla stessa lunghezza d'onda la Uilm, che per voce del segretario Gennaro D'Avino ha chiesto a Stellantis «comunicazioni ufficiali e un piano industriale chiaro e verificabile, con modelli, volumi, tempi di avvio e garanzie per l'occupazione e per l'indotto», definendo quest'ultimo «una bomba a orologeria».

Il calendario degli incontri e le attese del territorio

L'attenzione dei lavoratori e delle aziende della filiera si concentra ora sulle prossime scadenze negoziali. Il 15 ottobre è previsto a Roma un incontro tra Stellantis e le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm, primo confronto dopo la nuova ondata di fermi. Cinque giorni dopo, il 20 ottobre, è in programma un tavolo a Torino tra i vertici del gruppo e la Regione Lazio, rappresentata dal presidente Francesco Rocca e dalla vicepresidente Roberta Angelilli.

Le aziende dell'indotto – da Tiberina a Denso, da Lear a MA Srl, insieme ai servizi di mensa e logistica – attendono indicazioni concrete sui volumi futuri e sui tempi di ripresa dell'attività produttiva. A preoccupare è anche il progressivo restringimento degli spazi industriali dello stabilimento, con la Fiom che segnala come l'ex palazzina uffici e la vecchia sala medica siano al centro di ipotesi di riconversione, mentre istituzioni regionali e locali hanno già espresso contrarietà a cambi di destinazione d'uso estranei all'attività industriale.

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