Il casco a ultrasuoni che “spegne” il tremore: i primi risultati al policlinico Vanvitelli
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Redazione Salute
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La mano che trema mentre si cerca di firmare un documento, l’incertezza nel portare un cucchiaio alla bocca, la frustrazione di non riuscire più a compiere gesti che fino a ieri erano automatici: per chi convive con il morbo di Parkinson o con il tremore essenziale, una patologia neurologica spesso refrattaria ai farmaci, questi non sono semplici fastidi, bensì una progressiva perdita di autonomia che diventa, giorno dopo giorno, una gabbia invisibile.
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Esiste tuttavia una nuova frontiera terapeutica, che non richiede bisturi né l’impianto di elettrodi nel cervello, e che sta restituendo una parvenza di normalità a chi l’aveva quasi dimenticata.
Al policlinico universitario Vanvitelli di Napoli, dieci pazienti – otto dei quali campani e due provenienti da fuori regione – sono stati sottoposti con successo a un trattamento innovativo basato su ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza magnetica, una tecnologia che, attraverso un particolare “caschetto”, promette di rivoluzionare l’approccio a questi disturbi del movimento. dilei +3
La procedura: un “bombardamento” mirato e controlaterale
Il funzionamento di questo dispositivo, che il paziente indossa all’interno dello stesso scanner per la risonanza, si basa su un principio di precisione estrema: oltre mille sorgenti ultrasoniche vengono dirette verso una porzione millimetrica del cervello, quella responsabile del circuito anomalo che genera il tremore. dilei +3
A differenza della stimolazione cerebrale profonda (una procedura invasiva che prevede l’inserimento di elettrodi), questa tecnica agisce “bruciando” (necrotizzando, come spiegano i clinici) l’area malata, con un effetto immediato che viene monitorato in tempo reale. ilsole24ore +3
Alessandro Tessitore, che dirige la Neurologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria e presiede la Società Italiana di Parkinson (Limpe-DisMov), ha illustrato i dettagli del meccanismo: gli ultrasuoni agiscono in modo controlaterale, il che significa che l’intervento sull’emisfero cerebrale destro risolve il tremore che si manifesta sulla parte sinistra del corpo, e viceversa.
Durante la procedura, della durata media compresa tra le tre e le quattro ore, il paziente rimane sveglio, permettendo ai neurologi di verificare sul campo l’efficacia del “bersaglio” scelto. ilsole24ore +3
I numeri del successo napoletano e le prospettive future
I risultati clinici ottenuti dal team del Vanvitelli, che rappresenta un primato assoluto per il Mezzogiorno italiano, sono a dir poco notevoli. Dei dieci soggetti selezionati – quattro affetti da Parkinson e sei da tremore essenziale – la stragrande maggioranza ha registrato una riduzione del tremore compresa tra l’80 e il 100%.
In un solo caso, viene precisato, la risposta terapeutica si è attestata sul 40-50%, un dato comunque ritenuto clinicamente rilevante per il miglioramento della qualità della vita. dilei +3
Non si parla solo di numeri: Mauro Sellitto, un ingegnere di 72 anni originario di Caserta, ha raccontato ai media nazionali come, dopo il trattamento, il tremore che limitava la sua esistenza sia semplicemente sparito, permettendogli di tornare a guidare l’auto, a radersi e a scrivere a mano libera.
Un altro paziente, Pietro Mariani, romano di 78 anni e affetto da tremore essenziale, ha definito l’esperienza al policlinico partenopeo “una rinascita”, descrivendo il momento esatto in cui, durante la seduta, il tremore cessava mentre i medici sondavano l’area cerebrale. dilei +3
Sostenibilità ed effetti nel tempo
Una delle domande più frequenti, quando si parla di interventi di questo tipo, riguarda la durata dei benefici. Sebbene la malattia di Parkinson sia neurodegenerativa e destinata a progredire, i dati di follow-up forniti dal team napoletano – raccolti fino a cinque anni dalla procedura – indicano che il controllo dei sintomi rimane significativo nel tempo. microbiologiaitalia +3
Mario Cirillo, associato di Neuroradiologia, ha chiarito che, sebbene possa verificarsi una parziale ricomparsa del sintomo a causa dell’evoluzione naturale della patologia, esiste la possibilità di ripetere l’ablazione ad ultrasuoni, previa un’attenta rivalutazione clinica e radiologica del candidato. repubblica +3
L’accesso a questa cura, attualmente finanziata anche grazie a fondi regionali che hanno permesso l’acquisto della costosa apparecchiatura, non è però universale: il professore Tessitore ha sottolineato più volte che si tratta di un trattamento riservato a soggetti specifici, selezionati attraverso uno screening neurologico rigoroso volto a escludere complicanze o forme di malattia non compatibili con la tecnica. sky +3
Recenti sviluppi della ricerca, inoltre, stanno dimostrando benefici motori significativi anche in quei pazienti con Parkinson che non presentano il tremore come sintomo predominante, ma piuttosto rigidità e rallentamento motorio da un lato del corpo, ampliando così lo spettro d’azione di questa opzione terapeutica non invasiva. repubblica +3




