Putin: «Il conflitto in Ucraina volge al termine». E apre ai negoziati con l’Ue

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente russo Vladimir Putin, a giudicare le sue dichiarazioni rilasciate ai giornalisti al termine delle celebrative per l’81° anniversario della vittoria sul nazifascismo, ha scolpito una convinzione destinata a fare il giro del mondo: quella che la guerra in Ucraina si stia finalmente avvicinando alla sua conclusione. “Credo che la questione si stia avvicinando alla sua fine”, ha affermato il leader del Cremlino, riferendosi – con una formula volutamente vaga ma carica di implicazioni politiche – al conflitto che da anni insanguina il cuore dell’Europa orientale. Una frase, quest’ultima, che non cade certo nel vuoto considerando il contesto di una parata moscovita, quella sulla Piazza Rossa, celebrata quest’anno in tono decisamente minore e senza il tradizionale spiegamento di artiglieria pesante.

«Combattiamo contro un’intera forza Nato»: la retorica della minaccia esterna

Nel suo discorso pubblico, e in particolare durante l’intervento alla cerimonia ufficiale, Putin ha voluto ribadire una narrazione cara al suo elettorato più fedele, nonché uno dei pilastri della propaganda statale russa. Il presidente, infatti, ha accusato i politici occidentali di aver ingannato Mosca utilizzando l’Ucraina come un semplice “strumento” – un oggetto geopolitico privo di volontà autonoma – per raggiungere obiettivi strategici a danno della Russia. “Nonostante i nostri soldati combattano contro una forza aggressiva sostenuta dall’intero blocco Nato”, ha tuonato lo Zar, “gli eroi russi continuano ad avanzare”. Si tratta, come è evidente, di un tentativo di legittimare il sacrificio umano e materiale dell’operazione, presentandola come una resistenza quasi esistenziale contro un’alleanza militare percepita come ostile e circondante.

La tregua di tre giorni e lo scambio di prigionieri

L’ottimismo (belico) mostrato da Putin si inserisce in una fase tattica molto fluida del conflitto, contraddistinta da una pausa negoziata e da movimenti diplomatici sul filo del rasoio. Le agenzie di stampa hanno infatti confermato che, su impulso del presidente americano Donald Trump, è scattato un cessate il fuoco della durata di tre giorni – precisamente dal 9 all’11 maggio – accompagnato da un meccanismo umanitario di reciproco scambio di prigionieri nella formula “mille per mille”. Un’intesa, quella tra Washington, Mosca e Kiev, raggiunta dopo ore di trattative serrate. Tuttavia, una certa cautela filtra ancora dal Cremlino: il portavoce presidenziale, infatti, ha precisato che la strada verso un accordo di pace stabile rimane “molto lunga e costellata di dettagli complessi”, aggiungendo quasi a mo’ di avvertimento che non vi è ancora alcuna discussione ufficiale riguardo a una possibile proroga di questa sospensione delle ostilità.

Segnali all’Europa: pronti al dialogo, con i nostri interpreti

Forse l’aspetto più interessante delle dichiarazioni di sabato riguarda il piano delle relazioni diplomatiche con l’Unione Europea. Putin, cogliendo la palla al balzo delle recenti dichiarazioni del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa – il quale aveva anticipato una preparazione dell’Ue a possibili negoziati – ha sbarrato la porta a fraintendimenti: la Russia, ha chiarito, “non ha mai rifiutato” di negoziare con Bruxelles. Anzi, il leader del Cremlino si è detto disponibile a sedersi al tavolo, ma non senza aver lanciato una provocazione non troppo velata sul metodo. Putin ha infatti indicato come suo “negoziatore ideale” per il dialogo con l’Europa l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, una figura storicamente legata agli interessi energetici russi e spesso criticata per la sua vicinanza a Mosca. “Altrimenti, che scelgano loro un leader di cui si fidano”, ha concluso Putin, gettando la palla nel campo europeo mentre l’opinione pubblica internazionale trattiene il fiato per capire se queste parole segnino un vero cambio di rotta o soltanto una nuova, misurata, parentesi nella retorica del conflitto.

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