Putin volge al termine, il conflitto in Ucraina “sta finendo” e rilancia Schroeder come mediatore con l’Europa
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Redazione Esteri
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Mosca, nel silenzio surreale che segue la parata del Giorno della Vittoria sulla piazza Rossa, ha rotto gli indugi: Vladimir Putin ha dichiarato ai cronisti che il conflitto ucraino, secondo la sua analisi, sta volgendo al termine. Un’affermazione, questa, che il capo del Cremlino ha rilasciato al termine di una conferenza stampa in cui ha alternato la retorica solenne della commemorazione a segnali diplomatici piuttosto precisi, come la volontà di ricucire uno strappo – mai del tutto ricucito – con l’Unione europea. Lo zar, dopo aver presieduto le celebrazioni per l’81° anniversario della sconfitta del nazismo, non ha usato mezzi termini riguardo allo stato delle operazioni, suggerendo che la fase più calda della guerra sia ormai alle spalle. Così, gettando un ponte verso Bruxelles, il leader russo ha anche indicato il nome che preferirebbe vedere dall’altra parte del tavolo per eventuali negoziati: l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, una scelta che suona come una provocazione per molti palazzi europei, vista la fama di “amico della Russia” che circonda il politico ormai ritiratosi dalla scena attiva.
L’incontro con Zelensky come punto e a capo, non come punto interrogativo
Se la prospettiva della pace sembra concretizzarsi all’orizzonte, le condizioni poste da Mosca restano ferree, quasi scolpite nella pietra. Putin ha voluto chiarire un aspetto cruciale che riguarda la sua controparte ucraina, Volodymyr Zelensky, riformulando completamente le regole del dialogo. Un eventuale incontro faccia a faccia, ha spiegato, non dovrebbe assolutamente rappresentare l’avvio di una trattativa, bensí il punto finale di un accordo già confezionato. Il presidente russo ha delineato questa linea netta rispondendo ai giornalisti: se il signor Zelensky fosse pronto a sedersi al tavolo, magari ventilando la possibilità di un paese terzo come teatro del vertice, la sua partecipazione serve unicamente per mettere la firma o per partecipare a un evento cerimoniale, non certo per discutere i dettagli. È una presa di posizione che toglie fiato alle speranze di una mediazione morbida: chi volesse vederlo, dovrà arrivare con il testo già scritto e l’inchiostro asciutto, senza la possibilitá di alzare ulteriormente la posta in gioco.
La vittoria annunciata dal Cremlino tra le pieghe di una tregua incerta
Nonostante le parole concilianti sulla fine del conflitto, l’apparato propagandistico del Cremlino non ha smesso di battere il tamburo della fermezza. Dmitry Peskov, il portavoce presidenziale, ha ribadito un concetto che nelle ultime ore fa da contraltare all’ottimismo di Putin: l’operazione speciale, come viene chiamata a Mosca, si concluderà con una vittoria della Russia. Una dichiarazione, questa rilasciata all’agenzia Tass, che serve probabilmente a rassicurare la frangia piú dura del potere russo e a tenere alta la guardia sul fronte interno, mentre le avanguardie sul terreno continuano la loro lenta avanzata. Nel frattempo, il premier slovacco Robert Fico – figura controversa spesso utilizzata come canale informale – ha fatto da traghettatore, riferendo che Kiev sarebbe disponibile a dialogare, anche se la risposta di Putin è stata gelida: si è limitato a prendere atto dell’ennesimo messaggio, specificando che simili dichiarazioni le ha giá sentite altre volte, senza lasciar trasparire alcuna intenzione di abbassare le pretese.
Bruxelles con la “palla in mano” e la candidatura scomoda di Schroeder
La parte forse piú interessante dell’intervento del presidente russo riguarda però l’aspetto geostrategico che coinvolge i Ventisette. Putin ha dichiarato di non aver mai rifiutato la possibilitá di sedersi al tavolo con l’Unione europea, una dichiarazione che fa eco alle recenti parole del presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa. Quest’ultimo, solo qualche giorno fa, aveva auspicato la necessitá di un dialogo diretto con Mosca per discutere l’architettura di sicurezza del continente. Ora Mosca rilancia la sfida e, in barba alle regole della diplomazia convenzionale, indica Schroeder come opzione preferita per condurre le trattative. Una scelta che sa di veleno per i partner europei: l’ex leader tedesco, infatti, è noto per i suoi legami con il gigante energetico russo e per non aver mai usato un linguaggio offensivo verso Putin, caratteristiche che – secondo la logica del Cremlino – lo rendono un mediatore ideale proprio perché privo di quella ostilità preconcetta che il leader di Mosca rimprovera all’Occidente.




