«Famiglia nel bosco», la Pasqua senza i bambini e il contratto per la nuova casa firmato da Nathan
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Redazione Interno
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Ci sono voluti 135 giorni perché i tre figli della coppia anglo-australiana, quella che aveva scelto il silenzio del bosco come stile di vita, potessero assaporare un momento di normalità spensierata, una giornata al mare. Eppure, nonostante quel fugace ritorno alla leggerezza – immortalato tra corse sulla sabbia e un gelato – la macchina giudiziaria e amministrativa continua a scandire i tempi di una separazione che sembra non conoscere tregua. La conferma più cruda arriva dalle festività appena trascorse: per mamma Catherine, Pasqua e Pasquetta sono state giornate di vuoto e lontananza, trascorse lontano dai suoi bambini che, invece, hanno potuto vedere il padre, Nathan. Un’ora e tre quarti di visita nella struttura protetta di Vasto, gestita dalla Diocesi, hanno rappresentato l’unico contatto fisico con il nucleo familiare durante le feste, mentre la madre doveva accontentarsi del ricordo e di qualche videochiamata controllata.
Il rituale spezzato e il dolore della madre
La separazione, ufficializzata con l’allontanamento della madre dalla casa famiglia lo scorso 6 marzo – una decisione del Tribunale per i Minorenni dell’Aquila arrivata dopo relazioni che parlavano di tensioni e comportamenti “poco collaborativi” – ha trasformato la vita dei piccoli in una routine fatta di assenze. Il tempo, scandito da Natale e Pasqua lontani dal casolare di Palmoli, ha cambiato le loro abitudini, così come ha modificato il ruolo di Nathan, diventato ormai una presenza quasi quotidiana a Vasto. A differenza della madre, che dopo 25 giorni di silenzio ha riabbracciato i figli solo per poche ore per poi tornare a essere spettatrice da remoto, il padre ha ottenuto la fiducia degli operatori. Lo si è visto mentre firmava il contratto per la nuova casa, un’abitazione comunale in contrada Fontelacasa, circondata dal verde ma dotata di pannelli fotovoltaici e termoconvettori.
Un tetto a tempo e le condizioni per il ritorno
Quella firma, avvenuta tra pareti municipali e sotto lo sguardo attento del sindaco, rappresenta un’ancora di salvezza materiale, sebbene temporanea. Il comodato d’uso gratuito avrà una durata massima di due anni, giusto il tempo necessario per ristrutturare il vecchio casolare immerso nel verde e renderlo igienicamente dignitoso. Nathan, tuttavia, è stato chiaro: non intende trasferirsi da solo in quegli ambienti. «Ci andrò ad abitare solo dopo il ricongiungimento», ha spiegato, preferendo per ora restare nella sua amata casa nel bosco per accudire gli animali e l’orto. Una scelta che lascia intendere come, agli occhi dei genitori, l’intervento del Comune – pur encomiabile sul piano logistico – non possa sostituire la ricomposizione del nucleo familiare. L’amministrazione, dal canto suo, ha già garantito un sostegno economico per la scuola parentale e l’accesso al doposcuola, un tentativo di ricucire lo strappo anche sul fronte educativo.
Telecamere e attese nei corridoi del tribunale
Nel frattempo, la vicenda continua a essere raccontata attraverso i riflettori della televisione. Durante la puntata del 6 aprile della trasmissione “Dentro la Notizia”, condotta da Gianluigi Nuzzi, sono state mandate in onda immagini che ritraggono la mamma e la sorella di Catherine – rispettivamente la nonna e la zia dei tre bambini – intente a fare colazione insieme a Nathan, in un clima che restituisce la surrealtà di una famiglia che vive la sua crisi sotto gli occhi di tutti. La presenza della garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, e degli operatori durante gli incontri testimonia quanto ogni gesto sia ormai medicalizzato e controllato. Per Catherine, che ha dovuto assistere da lontano anche alla malattia dei suoi piccoli – come raccontato in una drammatica conversazione notturna – l’attesa per un nuovo provvedimento giudiziario si fa ogni giorno più pesante, mentre il padre si prepara a portare nella nuova dimora i giocattoli e i libri dei figli, nella speranza che quelle stanze possano presto riecheggiare le loro voci.




