Pensionati italiani all'estero, la geografia cambia: Spagna in testa, Portogallo arretra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La mappa delle destinazioni preferite dai pensionati italiani che decidono di trasferirsi all'estero, un fenomeno che prosegue nonostante un generale rallentamento dei flussi, si sta ridisegnando profondamente. Il motore principale di questa riorganizzazione, che vede alcune mete consolidarsi mentre altre perdono appeal, risiede nelle mutate convenienze fiscali, alle quali si sommano, come elementi trainanti, la ricerca di un costo della vita più accessibile e considerazioni di carattere climatico o familiare. Sebbene il numero complessivo di coloro che lasciano il paese per stabilirsi oltreconfine mostri un segno negativo rispetto ai picchi del passato, il bacino resta ampio e le motivazioni, per molti, restano solide, tanto da spingere verso una costante ridefinizione delle rotte.

Il sorpasso iberico e il declino del modello portoghese

In testa a questa nuova classifica si è ormai installata la Spagna, che ha progressivamente scalzato il Portogallo dal suo storico ruolo di "buen retiro" privilegiato. I dati, del resto, parlano in modo chiaro: nel quinquennio tra il 2019 e il 2023, oltre 2.300 pensionati italiani hanno scelto il paese iberico, con un'accelerazione particolarmente evidente negli ultimi due anni considerati. Il 2022 ne ha registrati 451, una cifra già significativa che è stata ampiamente superata l'anno successivo, quando i nuovi residenti sono diventati 536. Questo sorpasso, d'altronde, non poteva che essere accentuato dalla decisione di Lisbona di abolire, a partire dal 2024, il regime agevolato per i pensionati stranieri, una misura che – sebbene tuteli ancora per un decennio coloro che vi si erano già trasferiti – ha di fatto rimosso il principale incentivo per i nuovi arrivi, spostando altrove l'attenzione di chi cerca un fisco più leggero.

Il boom delle alternative: dal Nord Africa all'Europa dell'Est

Proprio nella ricerca di alternative convenienti si colloca l'ascesa di destinazioni un tempo considerate periferiche, come la Tunisia e l'Albania, o di paesi dell'Est Europa come la Romania. Hammamet, località balneare tunisina, risulta particolarmente apprezzata da una certa fascia di pensionati, tra cui molti ex dipendenti pubblici, che ne trovano il clima mite e il tenore di vita vantaggioso. Lo stesso vale per l'Albania, dove il basso costo della vita rappresenta un potente richiamo, e per la Romania, che attira per dinamiche simili. Si tratta di mete che offrono, ciascuna con le proprie specificità, un insieme di benefici economici e pratici che vanno a compensare la minore tradizione nell'accoglienza di questo specifico flusso migratorio rispetto alle più blasonate rivali iberiche.

Un fenomeno che evolve, non si arresta

La riduzione del numero complessivo di trasferimenti, quindi, non deve trarre in inganno: il fenomeno resta strutturale e si adatta con rapidità ai mutamenti del quadro normativo internazionale. Quello che si osserva oggi è una diaspora pensionistica più selettiva e maggiormente distribuita sul compasso geografico, che non abbandona l'idea di cercare altrove una qualità della vita percepita come migliore o più sostenibile. La fuga, se così può ancora essere definita, procede a un passo diverso, ma le motivazioni di fondo permangono, guidando cittadini che hanno concluso la propria carriera lavorativa verso lidi dove il proprio reddito, derivante dalla pensione, possa essere valorizzato al massimo, lontano da un fisco nazionale spesso giudicato oneroso.

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