Osservasalute, italiani sempre più anziani e soli: prevenzione arretra e cronicità aumentano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La fotografia scattata dal XXII Rapporto Osservasalute, presentato a Roma dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute come Bene Comune dell'Università Cattolica, restituisce l'immagine di un paese che, sebbene abbia superato lo shock pandemico, ne subisce ancora le conseguenze più profonde e che invecchia, spesso in solitudine, mentre stili di vita scorretti minano alla base la sua salute futura. Un paese, il nostro, dove le malattie croniche continuano a crescere, andando a incidere non solo sulla durata ma anche sulla qualità dell'esistenza, mentre la prevenzione sembra rimanere, in vaste aree del territorio, un obiettivo ancora lontano.

Dieta mediterranea in declino e giovani attratti dal fumo

Il rapporto, che analizza lo stato di benessere della popolazione e la qualità dell'assistenza regionale, evidenzia un allontanamento preoccupante dalle tradizionali abitudini benefiche, a cominciare da quelle alimentari: meno di un italiano su cinque, infatti, segue oggi con regolarità la dieta mediterranea, quel patrimonio di equilibrata sapienza che da sempre costituisce un pilastro per la longevità in buona salute. Allo stesso tempo, non si registrano progressi significativi nella lotta al tabagismo; anzi, i dati indicano una pericolosa attrazione dei più giovani verso le sigarette elettroniche, fenomeno che rischia di vanificare gli sforzi compiuti in anni di campagne informative. Queste tendenze, che paiono avvicinare le nostre abitudini a quelle dei paesi nordeuropei, si inseriscono in un quadro demografico già critico, caratterizzato da una natalità sempre più bassa e da un rapido invecchiamento della popolazione, dove molti anziani si ritrovano a vivere in una condizione di fragilità e di isolamento.

L'impatto duraturo della pandemia sul sistema sanitario

Gli effetti della pandemia da COVID-19, d'altronde, continuano a pesare in maniera tangibile, come dimostra l'arretramento dell'Italia al settimo posto in Europa per mortalità trattabile, un indicatore che misura i decessi prevenibili con cure tempestive ed efficaci. La crisi sanitaria, che ha messo sotto uno stress senza precedenti il Servizio Sanitario Nazionale, ha prodotto ritardi nelle diagnosi e il rinvio di numerosi interventi programmati, riducendo in modo generalizzato la capacità di trattamento del sistema. Se da un lato questo spiega in parte il passo indietro nei confronti degli altri paesi europei, dall'altro evidenzia con chiarezza la necessità di migliorare, in modo strutturale, sia l'accesso alle cure che la loro qualità, per colmare le disparità territoriali che il rapporto non manca di segnalare.

Cronicità in aumento e salute come specchio delle disuguaglianze

Il risultato di questi fattori convergenti è un aumento costante della prevalenza delle patologie croniche, figlie dirette di stili di vita non corretti e di una prevenzione che avanza a macchia di leopardo. Gli italiani vivono sì più a lungo, ma non necessariamente meglio, e la molteplicità di queste condizioni patologiche incide profondamente sulla loro quotidianità, limitandone l'autonomia e minando quel senso di benessere che va oltre la semplice assenza di malattia. La salute, in definitiva, si conferma una cartina di tornasole delle fratture economiche e sociali del paese, mostrando come le disuguaglianze si traducano in percorsi di vita e di cura profondamente diversi.

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