La guerra di movimento ritorna a Kup"jans'k, mentre il fronte meridionale arretra
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Redazione Esteri
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Mentre l'attenzione internazionale è spesso polarizzata sulle dichiarazioni altisonanti che provengono da Mosca, il terreno in Ucraina continua a scrivere una cronaca assai più complessa e contraddittoria. Proprio nella regione di Kharkiv, dove mesi fa si consumò una ritirata russa, le truppe di Kiev hanno condotto un'operazione che ha ribaltato, almeno parzialmente, lo scenario tattico nell'area di Kup"jans'k. Dopo una serie di tentativi infruttuosi contro le consolidate posizioni nemiche a sud della città, un'improvvisa azione ha permesso alle unità ucraine di riconquistare diversi quartieri nel settore settentrionale, isolando, secondo quanto affermato dai comandi militari locali, alcuni reparti avversari all'interno del centro urbano. Un successo, questo, che assume un valore simbolico non indifferente, considerando che l'abitato era dato per saldamente in mano russa da tempo.
Le immagini del Khartiia e la visita a sorpresa
A confermare visivamente la tenacia dei combattimenti in quella zona, del resto, sono giunte nelle scorse settimane le riprese diffuse dal Khartiia della Guardia Nazionale. Le sequenze, catturate tra ottobre e dicembre attraverso l'uso di droni e bodycam, mostrano infatti i soldati del gruppo di ricerca e attacco impegnati in operazioni casa per casa e nelle aree boschive limitrofe a Kup"jans'k, documentando una battaglia che è proseguita senza sosta nonostante il silenzio dei bollettini. Una verità sul campo che ha trovato una sua plastica rappresentazione quando il presidente Volodymyr Zelensky, indossando un giubbotto protettivo, ha visitato la periferia della città, percorrendo strade che, secondo la narrazione del Cremlino, sarebbero ormai da mesi sotto un controllo incontrastato. Una mossa, la sua, che ha voluto essere un segnale preciso, non solo per il nemico ma anche per gli alleati.
L'altra faccia del fronte: la pressione russa a sud
Se a nord-est si registra dunque un parziale ma significativo arretramento delle linee di Mosca, la situazione appare capovolta negli altri settori del vasto fronte, dove l'iniziativa sembra saldamente in mano alle forze del presidente russo Vladimir Putin. Nelle regioni di Donetsk e Zaporizhia, infatti, l'esercito di Kiev è costretto a una difesa sempre più ardua, cedendo terreno sotto la spinta di offensive che mirano a logorare le riserve ucraine e a consolidare i corridoi di terra già conquistati. Si combatte, in quelle pianure, una guerra di posizione fatta di assalti frontali e di un impiego massiccio di artiglieria e mezzi corazzati, la quale, pur non producendo crolli immediati del fronte, ne modifica lentamente ma inesorabilmente la geografia, a vantaggio degli attaccanti. Una dinamica che rende il quadro generale estremamente fluido e pericolosamente oscillante.
Le analisi dei servizi e la geografia reale del conflitto
A complicare ulteriormente la lettura degli eventi, contribuiscono le valutazioni dei servizi di intelligence alleati di Kiev, i quali hanno pubblicamente smentito, fornendo prove fotografiche, la presa russa di altri centri chiave come Pokrovsk e Siversk. Queste contro-analisi, che si affiancano alle testimonianze dirette dal campo, delineano una cartografia delle operazioni militari spesso in netto contrasto con le versioni ufficiali propagate dalla macchina della propaganda di Mosca. Ne emerge la fotografia di un conflitto che si sviluppa su più livelli, dove alle mosse sul terreno si intrecciano una battaglia dell'informazione e una guerra psicologica, entrambe fondamentali per influenzare il morale delle truppe e l'opinione pubblica mondiale. Resta il fatto che, al di là delle dichiarazioni, i soldati di entrambi gli schieramenti continuano a misurarsi con la realtà brutale degli scontri, in una lotta per il possesso di ogni singolo isolato, di ogni trincea, di ogni lembo di foresta.




