L'automotive europeo arretra, i cinesi al 13% entro il 2030

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato automobilistico europeo, che naviga in acque agitate da tempo, sta mostrando i segni di una contrazione strutturale, mentre i costruttori cinesi, seppur in un'ascesa più contenuta rispetto a quanto temuto, si apprestano a ritagliarsi una fetta significativa del mercato. Uno studio di AlixPartners, presentato in occasione del decennale di #FORUMAutoMotive a Milano, ha infatti rivisto al ribasso le proiezioni, indicando per i produttori asiatici una quota di mercato del 13% entro il 2030, una cifra che, sebbene inferiore a taluni allarmismi, segna comunque un cambiamento d'epoca per un'industria finora dominata da attori consolidati. La transizione energetica, con i suoi costi elevatissimi e le sue incertezze normative, sta mettendo a dura prova l'intera filiera, dalla produzione alla vendita, rendendo sempre più evidente il divario tra gli annunci politici e la realtà industriale.

Un dibattito che chiede fatti

Proprio su questo scoglio, quello di un Green Deal europeo percepito come troppo rigido e distante dalle esigenze del settore, si è concentrato il dibattito promosso dal movimento di opinione ideato dal giornalista Pierluigi Bonora. "Abbiamo raccolto la richiesta delle associazioni di poter esporre istanze e richieste ai parlamentari che ci rappresentano anche all’Europarlamento", ha spiegato Bonora, sottolineando come dall'incontro sia scaturita una discussione vivace e costruttiva. L'obiettivo emerso con forza è stato quello di tradurre in misure concrete e pragmatiche le intenzioni di Bruxelles, un passaggio dalle parole ai fatti considerato ormai non più procrastinabile, come d'altronde ha recentemente ribadito anche l'ex premier italiano Mario Draghi, il quale ha insistito sulla necessità di flessibilità nelle modalità e nelle tempistiche.

I numeri di una transizione complessa

Quello che lo studio di AlixPartners restituisce, al di là della crescita attesa per i competitor orientali, è la fotografia di un ecosistema sotto pressione. La previsione di una quota del 13% per i cinesi, se da un lato potrebbe apparire come un argine a scenari più catastrofisti, dall'altro conferma una tendenza inesorabile di lungo periodo che costringerà le case europee a rivedere strategie e posizionamenti. La transizione verso la mobilità elettrica, che pure avanza, si sta rivelando un percorso più accidentato del previsto, con tempistiche dilatate e investimenti che faticano a trovare una stabilità, fattori che, nel loro insieme, contribuiscono a frenare la domanda e a erodere la competitività di un comparto che storicamente rappresenta una colonna portante dell'economia continentale.

Il futuro tra pragmatismo e revisioni

L'evento milanese, dal titolo emblematico "Automotive, quale futuro – Reagire con decisione: basta parole!", ha quindi messo in luce la frattura tra una visione ideologica della trasformazione del settore e un approccio più concreto, che tenga conto delle reali dinamiche industriali e sociali. Le proposte discusse, che mirano a influenzare l'agenda dei parlamentari europei, ruotano attorno al concetto di pragmatismo, indicando la necessità di una roadmap che contempli diverse tecnologie e una tempistica più realistica. I dati presentati, del resto, non lasciano molto spazio a illusioni: l'arretramento del mercato e l'avanzata, seppur misurata, di nuovi protagonisti globali impongono una riflessione profonda sulle politiche industriali e ambientali dell'Unione.

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