Automotive, il mercato europeo in calo: attesa per il piano Ue

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 2025 si apre con un segnale negativo per il settore automotive europeo, che registra a gennaio un calo delle immatricolazioni del 2,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. I dati, diffusi dall’Acea (l’associazione che rappresenta i principali produttori di auto del continente), mostrano una contrazione ancora più marcata se si considera la sola Unione europea: le immatricolazioni, infatti, si fermano a 831.201 unità, con un -2,6% su base annua. Un dato che contrasta con il +5,1% registrato a dicembre, evidenziando una flessione che interessa gran parte dei principali mercati continentali.

Tra i cinque grandi Paesi europei, solo la Spagna mostra un segno positivo (+7,5%), mentre gli altri sono in difficoltà: la Francia cede il 6,2%, l’Italia il 5,8%, la Germania il 2,8% e il Regno Unito il 2,5%. Un quadro complesso, che si inserisce in un contesto di transizione verso la mobilità elettrica, con le vendite di auto a batteria in crescita del 34% e quelle delle ibride del 15%. Tuttavia, nonostante questa spinta green, il mercato nel suo complesso fatica a decollare, alimentando l’attesa per il piano industriale che la Commissione europea presenterà il prossimo 5 marzo.

Il piano, che dovrebbe delineare una strategia per sostenere il settore automotive nel passaggio verso tecnologie più sostenibili, arriva in un momento cruciale. Non solo per i produttori storici, ma anche per i nuovi player del mercato. Stellantis, ad esempio, continua a registrare performance negative, mentre Tesla, nonostante il suo ruolo di apripista nell’elettrico, subisce un tonfo che alcuni analisti attribuiscono all’attivismo politico del suo CEO, Elon Musk, nel Vecchio Continente.

La situazione, insomma, è delicata. Da un lato, c’è una crescente domanda di veicoli elettrici e ibridi, spinta anche dalle politiche ambientali dell’Ue; dall’altro, il mercato tradizionale fatica a riprendersi, con conseguenze significative per i grandi gruppi automobilistici. La scelta che John Elkann, presidente di Stellantis, dovrà prendere insieme agli altri azionisti del gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa, avrà ripercussioni non solo in Europa, ma a livello globale.

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