Franz Di Cioccio, 80 anni di batteria e passione: "Suonare è per tutta la vita"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Con una risata schietta, tipica di chi ha attraversato le stagioni della musica senza mai perdere il passo, Franz Di Cioccio liquida il traguardo degli ottant’anni, che spegnerà il 21 gennaio. "Nessuno, io ho sempre pensato di arrivare almeno a 150", dichiara, rivendicando una visione della vita e dell’arte che non conosce cesure. La domanda sul ritiro, del resto, non ha motivo di esistere nel suo vocabolario, dove la musica rappresenta un elemento costitutivo e permanente. "Suonare è per tutta la vita, non ci sono alternative", afferma senza esitazione, confermando che il palco rimane la sua dimensione naturale, il luogo di uno scambio ininterrotto con il pubblico.

Le radici artistiche e la scelta di vita

La sua storia artistica, che lo ha portato a diventare un simbolo del rock progressivo italiano, affonda le radici in una famiglia dove l’estetica e il suono convivevano. Figlio di un sarto con una profonda passione musicale, Di Cioccio fu inizialmente indirizzato verso il sassofono o l’oboe, strumenti che però non lo conquistarono. "Il sax all'inizio ti taglia le labbra e non puoi più baciare una ragazza", ricorda con ironia, spiegando indirettamente la svolta verso la batteria. La pittura, altra sua inclinazione giovanile, rimane un compagno di viaggio occasionale – "dipingo ancora, quando mi va" – mentre la percussione si è imposta come linguaggio principale, scelta che ha plasmato decenni di carriera.

La Pfm come famiglia e le scelte epocali

Il suo percorso si intreccia in modo indissolubile con quello della Premiata Forneria Marconi, collettivo di cui è diventato il leader e l’anima pulsante. Una scelta di campo precisa, quella di considerare la band una "famiglia", che lo portò anche a decisioni radicali, come il rifiuto di un’offerta per suonare con i Led Zeppelin. Una scelta dettata dalla fedeltà al gruppo e a un’etica del lavoro condiviso, che ha contribuito a forgiare l’identità della formazione italiana. La Pfm, del resto, secondo quanto riportato dallo stesso Di Cioccio, ha lasciato un segno profondo nel panorama internazionale, al punto che artisti del calibro di Phil Collins avrebbero riconosciuto il suo ruolo ispiratore per i Genesis.

I retroscena e le collaborazioni memorabili

La lunga militanza musicale è costellata di episodi che illuminano il carattere del batterista e il clima di un’epoca. Come quel concerto in cui Carlos Santana, affascinato dalla loro esibizione, decise di accorciare il proprio set per concedere alla Pfm più tempo a disposizione. Un gesto di stima tra grandi artisti che parla da solo. O le notti trascorse in studio con Fabrizio De André, a lavorare su brani destinati a entrare nella storia della canzone d’autore, esperienze che hanno arricchito un bagaglio umano e professionale ormai sterminato. Oggi, mentre si prepara a festeggiare il compleanno circondato da colleghi e amici di una vita, Franz Di Cioccio guarda avanti, con la stessa energia di sempre, accompagnato dalla passione per la musica e da un affetto domestico particolare – "ho sei cani e sette gatti" – che completa il quadro di un artista per il quale suonare non è una professione, ma semplicemente esistere.

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