Chery sfida i limiti con la batteria a stato solido da 1300 km
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Redazione Economia
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Mentre il settore automotive è alla ricerca di una soluzione definitiva per l'ansia da autonomia, la cinese Chery ha presentato alla Global Innovation Conference 2025 un prototipo di batteria a stato solido che, almeno sulla carta, potrebbe rappresentare un punto di svolta. Il modulo, frutto di uno sviluppo interno al gruppo di Wuhu, vanta una densità energetica di 600 Wh/kg, un valore che si colloca tra i più elevati a livello globale e che si traduce in un'autonomia teorica di 1500 chilometri, ridimensionata a circa 1300 nella guida reale. Una distanza, quest'ultima, che coprirebbe il tragitto da Milano a Roma andata e ritorno con un solo ciclo di carica, un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava appannaggio esclusivo dei motori a combustione.
Il cuore tecnologico: elettrolita solido e catodo al manganese
La tecnologia alla base di questa batteria, la cui presentazione ha catalizzato l'attenzione degli addetti ai lavori, si fonda su un elettrolita solido polimerizzato "in situ", una soluzione ingegneristica che mira a superare le criticità delle tradizionali batterie agli ioni di litio. A questo si abbina un catodo realizzato con un composto al manganese ricco di litio, una scelta che contribuisce a innalzare la densità energetica e, di conseguenza, a immagazzinare una quantità di energia superiore a parità di peso e ingombro. È proprio questo binomio tecnologico a permettere di immaginare veicoli elettrici in grado di viaggiare per giorni, e non più per poche ore, senza la necessità di una ricarica.
Sicurezza e resistenza ai test più estremi
Oltre all'autonomia, Chery ha posto una forte enfasi sull'aspetto della sicurezza, un tema scottante che spesso accompagna le discussioni sulle auto a zero emissioni. Secondo quanto dichiarato dalla casa, le celle hanno superato una serie di test estremi, progettati per simulare i danni fisici più pericolosi, senza dare luogo agli incidenti termici tipici delle batterie convenzionali. Prove di perforazione condotte sia con un chiodo che con un trapano, infatti, non avrebbero innescato né incendi né la produzione di fumi tossici, garantendo un livello di inertizzazione che, se confermato in fase di produzione, potrebbe rivoluzionare gli standard di sicurezza del settore.
Uno sguardo al panorama innovativo
L'annuncio di Chery arriva in un momento di fervida innovazione, dove altre realtà stanno esplorando strade radicalmente diverse per raggiungere obiettivi simili. L'architettura ETOP (Electrode-to-Pack) sviluppata dall'americana 24M Technologies, ad esempio, punta ad aumentare l'autonomia fino al 50% non attraverso nuovi materiali per le celle, ma eliminando del tutto le celle stesse e integrando direttamente gli elettrodi nel pacco batteria. Un approccio, quest'ultimo, che mira a ridurre i costi di produzione e a semplificare l'assemblaggio, dimostrando come la corsa alla batteria definitiva non abbia un'unica direzione di marcia.




