Franzoni subito il più veloce sulla Kandahar, nella prima prova di Garmisch davanti a Cater e Monsen
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il riavvio della Coppa del Mondo dopo la pausa olimpica, per la velocità maschile, porta con sé il profumo inconfondibile della neve bavarese e la conferma, se mai ve ne fosse bisogno, che Giovanni Franzoni non ha alcuna intenzione di fermarsi. Sulla pista Kandahar di Garmisch-Partenkirchen, teatro storicamente amico degli italiani – basti pensare al successo di Dominik Paris nel 2021 – il bresciano, classe 2001 e da poche settimane medaglia d’argento ai Giochi di Milano-Cortina 2026 sulla neve di Bormio, ha letteralmente dettato legge nella prima prova cronometrata in vista della discesa libera in programma sabato 28 febbraio. Un segnale nitido, quello lanciato dal vicecampione olimpico, che con il tempo di 1'49"52 ha imposto un ritmo che gli altri, per ora, possono soltanto inseguire.
Dietro di lui, la classifica provvisoria di questa ricognizione sulla lunga e tecnica Kandahar racconta di una lotta serrata, con distacchi contenuti che lasciano presagire un fine settimana di grande spettacolo. Lo sloveno Martin Cater, con una prova solida e decisa, si è piazzato a soli 21 centesimi, confermando le proprie doti di specialista delle veloci, mentre lo svedese Felix Monsen, terzo a 26 centesimi, ha dimostrato di poter recitare un ruolo da protagonista. Più staccato, ma sempre nel gruppolo dei migliori, lo statunitense Ryan Cochran-Siegle, quarto a sei decimi, precedendo di misura una coppia composta dal canadese Brodie Seger e dal nostro Mattia Casse, quinti ex aequo a 64 centesimi dal compagno di squadra. Una prestazione, quella di Casse, che conferma la solidità del collettivo azzurro in questa fase cruciale della stagione.
Il resto della pattuglia italiana, invece, ha interpretato questa prima uscita con spirito decisamente più prudente, utilizzando la prova per testare assetto e sensazioni più che per cercare il tempo. Christof Innerhofer e Florian Schieder, entrambi attesi a un riscontro cronometrico di ben altro spessore per le gare che contano, hanno chiuso con un ritardo consistente, rispettivamente di 1"54 e 1"58, così come Guglielmo Bosca, staccato di due secondi netti. Sorprende, ma solo in parte, la prestazione di Dominik Paris: il veterano altoatesino, che sulla Kandahar vanta un successo in Coppa, ha letteralmente alzato il piede dall'acceleratore nella parte conclusiva del tracciato, chiudendo con un distacco abnorme (oltre tredici secondi) che non ha alcun valore se non quello di un allenamento. Una scelta ponderata, la sua, in ottica gara.




