La Svizzera monopolizza il podio nella discesa di Garmisch, Franzoni sfiora il miracolo
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Redazione Sport
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La macchina da guerra elvetica, dopo aver letteralmente dominato il panorama olimpico di Milano-Cortina, non ha alcuna intenzione di concedere tregua agli avversari nemmeno nella ripresa della Coppa del Mondo. Sulla pista Kandahar di Garmisch-Partenkirchen, teatro della prima discesa libera maschile dell’era post-Giochi, la squadra rossocrociata ha confezionato l’ennesima prova di forza, sigillando la graduatoria con una tripletta che profuma già di cristallo. A imporre la propria legge, per una questione di centesimi che rende l’idea della competitività interna al team, è stato naturalmente Marco Odermatt, il fuoriclasse capace di fermare il cronometro sul tempo di 1 minuto, 47 secondi e 57 centesimi, lasciando le briciole – quattro centesimi per la precisione – al secondo classificato Alexis Monney e quasi un secondo di ritardo al terzo, Stefan Rogentin. Una prestazione, quella del campione nidvaldese, che conferma il suo stato di grazia in una stagione che lo vede saldamente al comando delle classifiche di specialità e generale, quasi a voler mettere da parte la delusione per l’oro olimpico sfumato in questa specifica disciplina.
Se il dominio svizzero era ampiamente pronosticabile, ciò che ha catturato l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori è stata la prestazione del plotone azzurro, capace di piazzare ben tre uomini nei primi nove. A guidare la spedizione italiana è stato Giovanni Franzoni, il giovane bresciano che con il pettorale numero 13 – lo stesso che aveva regalato sorti alterne ai connazionali in passato – ha stretto i denti e sciato con intelligenza e determinazione. Il suo quarto posto finale, condiviso a pari merito con l’esperto austriaco Vincent Kriechmayr, ha il sapore amaro della beffa per soli ventidue centesimi, quelli che lo hanno separato dal gradino più basso del podio. Una prestazione di spessore, arrivata nonostante un avvicinamento tutt’altro che ideale: Franzoni, come ha poi raccontato ai microfoni, aveva dovuto fare i conti con uno sci perso durante una delle prove cronometrate, un inconveniente che gli aveva inevitabilmente limitato le possibilità di prendere confidenza con i cambi di luce e le pieghe del tracciato tedesco.
Il ritorno dei veterani e il peso del calendario post-olimpico
Alle spalle del giovane azzurro, a testimoniare la solidità del movimento italiano in velocità, si sono piazzati due senatori di lusso come Florian Schieder e Dominik Paris, rispettivamente ottavo e nono a un secondo e mezzo abbondante dal vertice. Per Paris, in particolare, si è trattato di un ritorno alle gare che porta con sé il peso del bronzo appena conquistato in Olimpiade, una medaglia che, lungi dall’appagarlo, sembra avergli fornito ulteriore carburante per affrontare lo sprint finale di questa Coppa del Mondo 2025. La sua discesa, caratterizzata da un recupero poderoso nel terzo settore dopo un avvio non perfetto, ha dimostrato come la potenza del “Re” sia ancora un fattore con cui fare i conti su qualsiasi pista. Discorso simile per Schieder, ottavo con un responso cronometrico di 1.54, che ha però lamentato una partenza non brillantissima, segno che il potenziale per ambire a posizioni persino più nobili c'era tutto.
La trasferta bavarese, che si svolge sotto un sole quasi primaverile capace di mettere a dura prova la tenuta del manto nevoso e l’abilità dei tecnici, è solo una tappa di passaggio in un calendario fittissimo. Dopo la sbornia delle cinque cerchi, il Circo Bianco maschile ha ripreso immediatamente il suo ritmo forsennato, con gli atleti costretti a rimettersi in gioco senza il lusso di poter tirare il fiato. L’attenzione, per gli azzurri e non solo, è già tutta proiettata alla gara successiva: domenica primo marzo, sempre sulle nevi di Garmisch, andrà in scena il supergigante, una specialità nella quale Franzoni – atteso con il pettorale numero 15 – può dire la sua, forte di un argento olimpico che gli ha definitivamente regalato la consapevolezza dei propri mezzi.
La startlist e le insidie del supergigante
In una domenica che si preannuncia incandescente, con la partenza della gara fissata per le 11.15 e poi slittata di mezz’ora a causa della nebbia, la startlist del superG offre numerosi spunti di riflessione. L’Italia, forte di nove atleti al cancelletto, punta a confermarsi seconda forza del lotto, schierando tra gli altri un Christof Innerhofer sempre in grado di estrarre dal cilindro una prestazione leggendaria quando le condizioni si fanno complicate, e un Mattia Casse dalla costanza encomiabile. Ma l’uomo copertina, colui sul quale convergono i riflettori e le speranze di un acuto, rimane Giovanni Franzoni. La sua capacità di leggere i tracciati veloci, quella dote che gli ha permesso di scalare le gerarchie mondiali in così poco tempo, sarà messa alla prova da una pista resa morbida dalle temperature anomale e da una concorrenza che non fa sconti. Lo svizzero Franjo Von Allmen, oro olimpico in discesa e sesto nella prova del sabato, cercherà riscatto, così come lo stesso Odermatt proverà a ripetere il bis, mentre l’Austria di Kriechmayr tenterà di inserirsi tra le maglie elvetiche per spezzare un predominio che comincia a diventare asfissiante.




