Garmisch, nella calura della Kandahar spunta Casse: miglior tempo nell'ultima prova, Franzoni cade senza farsi male

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La neve, si sa, è un elemento capriccioso, ma a Garmisch-Partenkirchen, in queste ore, sembra quasi un miraggio. Sulla pista “Kandahar 1”, che ieri e l'altro ieri aveva già mostrato segni di cedimento sopportando temperature vicine ai quindici gradi già in mattinata, gli organizzatori trattengono il fiato e gli atleti, più che con il cronometro, devono fare i conti con un manto morbido e traditore. È in questo contesto surreale, con una primavera anticipata che trasforma le pendenze bavaresi in un insidio tappeto di neve primaverile, che si è svolta la seconda e ultima prova cronometrata in vista della discesa libera di sabato 28 febbraio, gara che segna la ripartenza del Circo Bianco dopo la lunga parentesi olimpica di Livigno. Mattia Casse, piemontese dalle doti tecniche sopraffine, ha dettato il miglior tempo, fermando le lancette sull'1.49.42, un crono che vale la leadership al cospetto di una concorrenza agguerrita e pronta a darsi battaglia.

La lista dei pretendenti, in effetti, è un condensato di talento puro e velocità: dietro di lui, a soli quattro centesimi, si è piazzato lo svizzero Alexis Monney, mentre il francese Nils Allegre ha chiuso a quindici centesimi, completando un podio virtuale che parla chiaro sull'elevato tasso tecnico della prova. Ma i veri big, quelli che nel mirino hanno la Coppa di specialità, si sono mossi con una tattica attendista, dosando le forze e testando le linee senza mai spingere veramente al limite: Stefan Rogentin, quarto a ventotto centesimi, e Marco Odermatt, quinto a trenta, rappresentano l'antipasto di ciò che vedremo domani. E poi c'è Franjo von Allmen, il nuovo campione olimpico della specialità, che con il suo venticinquesimo posto a un secondo e sessantasei nasconde certamente un potenziale ben superiore.

Se per Casse l'ultimo test è stato un trionfo, per Giovanni Franzoni la giornata avrebbe potuto tingersi di ben più cupo. Il bresciano, che nella prima prova aveva impressionato tutti firmando il miglior riscontro cronometrico, è incappato in un brutto spavento: la perdita dello sci destro nel secondo intermedio, in una curva che tradisce anche i migliori, lo ha costretto a una scivolata rocambolesca per alcuni secondi. Un volo che avrebbe potuto avere conseguenze pesanti, per fortuna rientrato grazie alla freddezza e al controllo del campione, capace di limitare i danni e rialzarsi senza riportare conseguenze fisiche. Un incidente che, seppur privo di strascichi, riaccende i riflettori sulla pericolosità intrinseca della disciplina e sulla fragilità del mezzuccio tecnico, dove un dettaglio può trasformare una giornata da protagonista in un incubo.

Assenze eccellenti e una startlist che parla elvetico: i pettorali pescano bene per l’Italia

Il sorteggio dei pettorali, in una gara come questa dove le condizioni della neve possono variare sensibilmente con il passare dei minuti, assume un peso specifico non indifferente, e il dado è tratto: i quattro fari azzurri, quei nomi su cui la spedizione italiana punta per ben figurare, hanno sorteggiato posizioni di partenza quantomeno interessanti. Florian Schieder, Mattia Casse, Dominik Paris e Giovanni Franzoni, nonostante lo spavento odierno, avranno la possibilità di sciare in una finestra oraria favorevole, con il numero 10 per Odermatt che precede il vice campione olimpico azzurro, e il 15 di von Allmen che chiude il drappello dei big, in una lotta per la Coppa di specialità che si preannuncia serratissima fino all'ultima discesa.

Tuttavia, il clima di attesa e competizione è stato offuscato da una scia di infortuni che ha falcidiato il plotone dei partenti. La “Kandahar” ha mietuto le sue vittime ancor prima del via ufficiale: il finlandese Elian Lehto, dopo un terribile volo, è stato elitrasportato in ospedale e versa in condizioni serie, con lesioni al torace e a un arto inferiore che ne hanno reso necessario il ricovero in terapia intensiva. Un incidente che ha gelato il cuore di tutti gli addetti ai lavori. Nello stesso infausto frangente, hanno detto addio alla gara anche il tedesco Luis Vogt, vittima di una violenta distorsione al ginocchio, e i transalpini Nils Alphand e Jan Zabystran, costretti al forfait. Una sequela di stop che impoverisce il campo partenti ma, al contempo, esalta la durezza di una pista che, in queste condizioni estreme, non perdona la minima distrazione.

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