Garmisch, la discesa è svizzera: Odermatt vince, Franzoni quarto a un soffio dal podio
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Redazione Sport
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La prima gara maschile dopo il palcoscenico olimpico di Milano Cortina va in archivio con il sigillo della corazzata elvetica, ma l’Italia dello sci, e in particolare Giovanni Franzoni, esce dalla Kandahar di Garmisch-Partenkirchen con più di un motivo per sorridere, nonostante il podio sfumato per una manciata di centesimi. Sulla pista bavarese, resa ancora più insidiosa dalle temperature che hanno superato i dieci gradi e ammorbidito il manto nevoso, si è disputata la settima discesa libera stagionale, e il copione, per certi versi, ha ricalcato quello visto ai Giochi: gli uomini in rosso, e in particolare il bresciano classe 2001, ci hanno provato, tenendo testa ai favoriti, ma alla fine la spunta ancora la selezione elvetica.
Marco Odermatt, con il pettorale numero 10, ha dettato legge dal cancelletto di partenza, confermando la sua superiorità tecnica e la leadership in classifica di specialità. Il campione svizzero ha preceduto i connazionali Alexis Monney e Stefan Rogentin, confezionando una tripletta che parla chiaro sullo stato di forma della squadra rossocrociata, capace di piazzare tre uomini sui gradini più alti del podio. E se il podio è stato interamente elvetico, a comporre l’ordine d’arrivo ci ha pensato un poker di azzurri a ridosso delle prime posizioni: il quarto posto di Franzoni, ottenuto a pari merito con l’austriaco Vincent Kriechmayr, rappresenta un risultato di prestigio, specialmente se si considera la disavventura occorsagli appena ventiquattr’ore prima sullo stesso tracciato.
Il fattore Franzoni e la rimonta dopo la caduta
L'azzurro, reduce da una stagione che lo ha consacrato tra i big della velocità, aveva destato preoccupazione venerdì, quando una scivolata nella parte alta della Kandahar lo aveva costretto a interrompere anzitempo la seconda prova cronometrata, con lo sci destro che si era sfilato rovinosamente. Un episodio che avrebbe potuto minare la serenità di chiunque, ma che il bresciano ha dimostrato di aver rapidamente archiviato, presentandosi al cancelletto con il pettorale numero 13 con la giusta determinazione. La sua discesa è stata pulita e incisiva, un'interpretazione del tracciato tedesco che gli ha permesso di fermare il cronometro con un ritardo di un minuto e venti secondi, lo stesso tempo fatto registrare da Kriechmayr. Un risultato che sa di rivincita personale, seppur con il rammarico di aver visto il podio sfuggire per un soffio in una gara dominata in lungo e in largo dagli svizzeri.
Più staccati, ma comunque autori di prestazioni di sostanza, gli altri componenti della pattuglia azzurra. Florian Schieder, il primo degli italiani a scendere con il pettorale numero 6, ha chiuso in ottava posizione, confermando la sua continuità ad alti livelli. Dominik Paris, partito subito dopo di lui con l'otto, ha accusato un distacco maggiore piazzandosi nono, mentre Mattia Casse, nonostante le buone sensazioni mostrate nelle prove dove era stato il più veloce, è scivolato fuori dalla top ten, segno evidente di come le condizioni della pista e la tensione della gara possano rimescolare le carte in modo imprevedibile. Con loro, nella lista dei partenti, anche Christof Innerhofer, Benjamin Jacques Alliod e Guglielmo Bosca.
L’effetto Olimpiadi e la sfida a Soldeu
Mentre gli uomini duellavano sulle nevi tedesche, l'attenzione del circo bianco era catalizzata anche dall'altra parte delle Alpi, ad Andorra, dove si stava disputando il superG femminile di Soldeu. Sofia Goggia, reduce dal doppio oro olimpico e da un terzo posto nella discesa del giorno precedente, ha affrontato la prova con il consueto piglio aggressivo. Una progressione fatta di grandi accelerazioni nella parte alta, poi due errori che ne hanno inficiato la prestazione, relegandola alla sesta piazza finale, in una gara peraltro segnata dalla brutta caduta di un'atleta austriaca, che ne ha causato una lunga interruzione. Nonostante questo piazzamento, la bergamasca conserva saldamente la leadership nella Coppa del Mondo di specialità. Federica Brignone, quindicesima, ha invece faticato maggiormente sul tracciato andorrano. Un sabato che ridisegna gli equilibri in chiave trofeo, ma che conferma la vitalità dello sci italiano, capace di essere protagonista in ogni settore e in ogni latitudine, come dimostra l'assalto di Franzoni e compagni al fortino svizzero sulla Kandahar.




