Coltelli in classe, la Cgil avversa ai metal detector

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La scoperta di lame e armi improprie in tre scuole di Pavia, episodio che probabilmente non si circoscrive al solo contesto locale, ha riacceso il dibattito sulle misure di sicurezza negli istituti, un tema divenuto ancor più urgente dopo i recenti e gravi fatti di cronaca nera. Mentre le forze dell’ordine procedevano ai ritrovamenti, la reazione della Cgil, il sindacato guidato da Maurizio Landini, si è espressa attraverso un comunicato che definisce “sgomenta” la propria posizione, una preoccupazione che, come si evince dalle parole del sindacato, non pare però primariamente incentrata sulla pericolosa diffusione di oggetti contundenti tra i giovani. L’attenzione della confederazione, infatti, si è focalizzata piuttosto sulla direttiva dei ministri Valditara e Piantedosi, che promuove controlli con metal detector portatili, strumenti giudicati di difficile attuazione pratica all’interno del mondo scolastico.

Le perplessità del sindacato sulla direttiva

Secondo quanto riportato dalla Cgil, la direttiva ministeriale non istituirebbe varchi fissi con metal detector, bensì controlli analoghi a quelli già effettuati con unità cinofile antidroga nelle aree esterne e, solo su specifica indicazione dei dirigenti, all’interno degli edifici. Il sindacato, tuttavia, ritiene che persino questa modalità operativa sia poco proponibile, sostenendo come sia “evidente, a chi conosce il mondo scuola, che controlli in altro modo, con varchi o postazioni fisse, non potessero essere proposti e presi in considerazione”. Una posizione che trova un punto di contatto con alcune obiezioni sollevate dai presidi, i quali da tempo mettono in guardia da soluzioni ritenute semplicistiche. Altri ne hanno colto, in queste resistenze, una certa miopia di fondo.

La posizione dei dirigenti scolastici

Tra i rappresentanti del docente, c’è chi ha espresso riserve nette sull’efficacia dei dispositivi di controllo, argomentando che l’installazione di metal detector agli ingressi non costituirebbe una risoluzione del problema. “È impensabile dotare le scuole di metal detector all’entrata facendo passare uno a uno tutti gli studenti”, ha affermato una dirigente scolastica referente per il Riminese, la quale ha fissato quelli che considera i primi paletti in merito alle azioni da intraprendere. Una simile misura, seppur mirata a impedire l’ingresso di armi bianche come i coltelli ritrovati a Pavia, viene vista come logisticamente complessa e potenzialmente inefficace nel contrastare le radici di un fenomeno che affonda in dinamiche sociali più ampie e nella facilità di reperire certi oggetti anche attraverso canali online.

L’avvio dei controlli dopo il fatto di La Spezia

In netto contrasto con queste perplessità, l’esperienza dell’Istituto Einaudi Chiodo alla Spezia dimostra come, di fronte a eventi tragici, la risposta delle istituzioni possa essere immediata e concreta. Proprio in quell’istituto, dove uno studente ha perso la vita a seguito di una coltellata inferta da un compagno, sono stati avviati controlli all’ingresso con l’ausilio di metal detector portatili e unità cinofile, una decisione presa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Questa misura, seppur eccezionale e scaturita da un fatto di sangue che ha sconvolto la città, segna un precedente operativo e indica una via possibile, sebbene discussa, per tentare di scongiurare il ripetersi di simili tragedie, mostrando un approccio differente rispetto alle sole dichiarazioni di principio.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.