Leone XIV, un anno dopo: tra biografie, documentari e lo sguardo della Chiesa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di quasi dodici mesi esatti da quella fumata bianca che l’8 maggio del 2025 ha sorpreso – e in una certa misura sconvolto – le gerarchie vaticane, la figura di Papa Leone XIV continua a essere scandagliata da un’attenzione che non accenna a diminuire. Se ne parlerà il prossimo 12 maggio presso l’Università Statale di Milano, dove il giornalista de “Il Foglio” Matteo Matzuzzi è atteso per un confronto pubblico dal titolo “Leone XIV e le sfide contemporanee”, un appuntamento che, nell’aula 431 di via Festa del Perdono, cercherà di tracciare un bilancio di questo primo, intenso anno di pontificato. Si tratta, va detto, solo dell’ultimo di una lunga serie di eventi che stanno cercando di decifrare il carattere – a tratti ancora indecifrabile – del primo pontefice statunitense della storia, un uomo che, come molti sanno, ha lasciato l’America per Roma ben prima di indossare il saio.

Se Milano si prepara al dibattito, il Salento lo ha anticipato con una serata che sapeva quasi di pellegrinaggio culturale. Stasera, 7 maggio, presso l’aula magna della nuova Curia arcivescovile di Lecce, l’arcivescovo metropolita Angelo Raffaele Panzetta ha voluto ospitare la presentazione del volume “Leone XIV. La storia”, scritto dal vaticanista Francesco Antonio Grana. Ad accomodarsi tra i banchi per dialogare con l’autore non è stato solo Matteo Caione, esperto di questioni vaticane per il “Nuovo Quotidiano di Puglia”, ma anche l’arcivescovo emerito Domenico Umberto D’Ambrosio, a dimostrazione di come la Chiesa di Lecce intenda “conoscere sempre più e sempre meglio” le pieghe di un pontificato che, almeno sulla carta, promette di essere di rottura più che di continuità. Grana, del resto, è considerato un osservatore privilegiato; la sua penna aveva già avuto modo di avvicinare l’allora cardinale Prevost, e nel suo testo ripercorre non solo la rapida ascesa – dal quarto scrutinio alla poltrona di Pietro – ma anche l’eredità pesantissima lasciata da Francesco, un Giubileo della Speranza che si è intrecciato a doppio filo con l’inizio di questa nuova era.

La gratitudine delle Figlie di Maria Ausiliatrice e lo sguardo su Roma

L’eco di questo anniversario, però, non si esaurisce nelle aule universitarie o nei palazzi delle Curie periferiche. A muoversi è anche la macchina degli affetti religiosi, quella più silenziosa e sotterranea. A Roma, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ha voluto far sentire la propria voce attraverso una lettera indirizzata al Santo Padre. La Madre Superiora Generale, Chiara Cazzuola, a nome di tutte le sue consorelle, ha voluto raggiungere Papa Leone XIV per esprimere una duplice gratitudine: per l’anniversario dell’elezione (8 maggio) e per quello dell’inizio del ministero petrino (18 maggio), date che ormai segnano in modo indelebile il calendario della Chiesa universale. Nelle pieghe di questa missiva, emerge il ritratto di un pontefice che viene descritto come “missionario della Parola” e instancabile tessitore di pace, un uomo il cui “momento di cambiare è l’oggi, non domani” – parole che riecheggiano forti dopo la recente visita apostolica in Africa.

“Leone a Roma”: il docufilm che racconta gli anni della formazione

Ma è forse sui media vaticani che si gioca la partita più affascinante per ricostruire l’identità di questo Papa “americano”. Per celebrare il primo anno di pontificato, è stato realizzato un documentario intitolato “Leone a Roma”, un’opera che scava nel passato del pontefice quando era ancora il giovane diacono agostiniano Robert Francis Prevost. Riuscire a immaginarlo mentre arriva al Collegio internazionale Santa Monica nell’ormai lontano 1981, proveniente da Chicago, è forse il modo più diretto per comprendere le radici della sua spiritualità. Ci sono, in questo racconto filmato, i ricordi di chi lo ha visto studiare e ridere tra gli studenti, gli scherzi e i ritiri fuori porta, ma anche il peso della leadership quando, tra il 2001 e il 2013, ha servito come priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino. In quella veste, i collaboratori lo descrivono mentre affronta riunioni difficili o si spinge fino in Africa e in Asia per visitare le missioni, senza mai perdere quel contatto umano che traspare anche dalle testimonianze raccolte davanti alla tomba di sant’Agostino a Pavia o durante le catechesi ai giovani di Cesano.

Lo sguardo del documentario, infine, si posa sugli ultimi due anni trascorsi da Prevost a Roma prima del conclave, quando – per volere di Papa Francesco – è stato nominato prefetto del Dicastero per i Vescovi, incarico che lo ha portato dritto dritto nelle stanze del potere curiale e a ricevere la porpora cardinalizia. “Leone a Roma” si inserisce così in una trilogia ideale che i media vaticani gli hanno dedicato, dopo “León de Perú” (sui suoi anni missionari in Sudamerica) e “Leo from Chicago” (sulle sue radici statunitensi), quasi a voler rimarcare che la vera forza di questo Papa risiede nella sua capacità di essere, contemporaneamente, un po’ di tutti questi mondi. Un mosaico, insomma, che a un anno dalla sua elezione inizia finalmente a mostrare un’immagine più nitida.

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