“Ha troppo seno per essere me”: Kim Novak boccia Sydney Sweeney per il suo biopic
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Non c’è stata alcuna trattativa preventiva né, a quanto pare, la possibilità di un confronto pacifico, perché Kim Novak – classe 1933, novantatré anni compiuti e una carriera alle spalle che l’ha vista musa di Alfred Hitchcock – ha deciso di rompere gli indugi con una schiettezza che non ammette mezze misure. L’occasione, come riportato da più fonti, è un’intervista rilasciata al “Times” di Londra, dove la diva ha espresso senza troppi giri di parole tutto il suo disappunto per la scelta di Sydney Sweeney come interprete nel biopic “Scandalous”, pellicola attualmente in fase di sviluppo incentrata sulla relazione – tormentata e, per l’epoca, scandalosa – che la legò al cantante Sammy Davis Jr.. La motivazione addotta dalla Novak, in tal senso, è tanto secca quanto rivelatrice di una certa idea di rappresentazione di sé: l’attrice ha bocciato la giovane collega perché la ritiene fisicamente inadatta, “troppo carrozzata”, o per usare le sue stesse parole, “sporge troppo fuori dalla vita in su”.
Il come campo di battaglia narrativo
A scatenare la polemica, insomma, non è tanto una questione di talento o di curriculum – Sweeney, dopo tutto, vanta già una certa notorietà grazie a “Euphoria” e a una serie di progetti hollywoodiani – quanto piuttosto una questione di immagine e di percezione pubblica. La critica della Novak, del resto, si radica in un timore specifico: che la presenza di un fisico così prorompente, quello della Sweeney, finisca con il distorcere il racconto, spostando l’attenzione dal piano sentimentale e culturale a quello meramente sessuale. “Non c’è modo che non diventi una relazione sessuale – ha argomentato la Novak – perché Sydney Sweeney sembra sexy in continuazione. È stata totalmente sbagliata per interpretarmi”. Emerge, da queste affermazioni, una precisa ansia di controllo sulla propria eredità artistica, la volontà di salvaguardare la complessità di una vicenda che, agli occhi della diretta interessata, fu molto più di un semplice amore proibito: fu un legame profondo, nato da affinità elettive e da una condizione condivisa di “diversi” nel sistema hollywoodiano.
Il peso di una storia che non voleva essere solo uno scandalo
Sullo sfondo, naturalmente, c’è la vicenda umana e sentimentale che legò la diva a Sammy Davis Jr. alla fine degli anni Cinquanta, una relazione interraziale vissuta in un’America ancora segnata dalle leggi segregazioniste e dal pregiudizio più becero. A distanza di decenni, la Novak ha più volte ribadito come il loro rapporto non fosse affatto uno scandalo, bensì un sentimento autentico, ostacolato però dalle pressioni esterne – su tutte, quella del potente capo della Columbia Pictures, Harry Cohn, che secondo alcune ricostruzioni arrivò persino a minacciare il cantante. “Lui era qualcuno a cui tenevo davvero – aveva dichiarato l’attrice in una precedente intervista al “Guardian” – Avevamo così tanto in comune, incluso il bisogno di essere accettati per quello che eravamo, non per come apparivamo”. È proprio questa la sostanza della sua preoccupazione: che il biopic, intitolato “Scandalous”, finisca per ridurre quella complessa esperienza a un mero fatto di cronaca rosa, trasformando la sua storia in un pretesto per esibire il della giovane interprete.
La posizione di Sydney Sweeney tra onori e polemiche
Dal canto suo, Sydney Sweeney – che nel film sarà diretta da Colman Domingo (al debutto alla regia) e affiancata da David Jonsson nei panni di Davis Jr. – ha già avuto modo di esprimere un punto di vista diametralmente opposto. Qualche mese fa, intervistata da “People”, l’attrice aveva parlato con entusiasmo del progetto, definendosi “incredibilmente onorata” di poter dare vita a un personaggio così iconico. “Penso che la sua storia sia ancora molto rilevante oggi – aveva spiegato – per come ha affrontato Hollywood, il controllo della propria immagine e le pressioni sulla sua vita privata. Sotto molti aspetti, mi ci ritrovo”. Una dichiarazione, quest’ultima, che lascia intendere come la Sweeney fosse consapevole della delicatezza del ruolo, così come delle possibili implicazioni legate alla sua figura pubblica, spesso al centro di dibattiti proprio per via del suo aspetto fisico.
Un casting contestato prima ancora delle riprese
Le dichiarazioni della Novak, per certi versi, arrivano a gettare un’ombra su un progetto che ancora deve iniziare la produzione vera e propria, ma che già solleva interrogativi su come verrà raccontato un pezzo di storia del cinema e della società americana. Se da un lato la musa di Hitchcock difende a spada tratta il ricordo di un amore che fu anche atto di ribellione civile, dall’altro la nuova generazione – rappresentata dalla Sweeney – rivendica il diritto di reinterpretare quelle vicende, forte di un’evidente prossimità anagrafica con i personaggi all’epoca dei fatti. In attesa di capire se ci sarà un ripensamento o se, come spesso accade, le polemiche finiranno per alimentare l’interesse attorno al film, resta il fatto che a parlare è stata la diretta interessata: un’attrice novantatreenne che non ha alcuna intenzione di cedere il controllo sulla propria immagine, nemmeno a distanza di settant’anni dagli eventi.




