Kim Novak contro Sydney Sweeney: «Troppo provocante per interpretarmi»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
L’attrice, che oggi ha novantatré anni e che di quel cinema hollywoodiano rimane una delle ultime, autentiche icone sopravvissute al sistema degli studios, ha rotto un silenzio apparentemente calmo per lanciare una critica secca, netta, quasi priva di appello nei confronti della scelta di casting che dovrebbe portare Sydney Sweeney a vestire i suoi panni nel biopic “Scandalous”. Il film, come si racconta, intende ricostruire la tormentata relazione sentimentale tra la stessa Novak e il musicista Sammy Davis Jr., una storia scandita da sguardi, pregiudizi razziali e notti in cui il jazz faceva da sfondo a un amore considerato all’epoca inaccettabile. Eppure, a quanto pare, non è la delicatezza del tema a preoccupare la diva bionda di Hitchcock, bensì il Corpo dell’interprete prescelta.
«Sweeney ha troppo seno per essere me» ha dichiarato Novak senza troppi giri di parole nel corso di un’intervista rilasciata al “Times” di Londra, aggiungendo che la giovane attrice – nota tra l’altro per ruoli in cui la sua fisicità è spesso messa in primo piano – spunta «troppo fuori dalla vita in su», lasciando intendere che quell’abbondanza di curve rischierebbe di distogliere l’attenzione dal cuore drammatico della vicenda. La polemica, va detto, non è nata ora: Sweeney era già stata bersaglio di critiche per la sua interpretazione della pugile Christy Martin e per una campagna pubblicitaria di jeans giudicata da alcuni eccessivamente esplicita. Stavolta, però, a parlare non è un moralista qualsiasi, ma colei che quella storia l’ha realmente vissuta.
Un che non lascia spazio all’immaginazione, secondo la musa di Hitchcock
Novak, che della sottrazione e del mistero fece una cifra stilistica nei film del maestro del brivido, sembra rimproverare a Sweeney proprio ciò che nel mondo dello spettacolo contemporaneo viene spesso premiato: l’esibizione senza filtri del proprio. «Le sue forme sono troppo prorompenti» ha aggiunto l’anziana diva in un passaggio dell’intervista, quasi a voler sottolineare come, nella sua epoca, il fascino femminile sul grande schermo funzionasse meglio quando lasciava qualcosa all’immaginazione dello spettatore. Una filosofia, la sua, che cozza frontalmente con l’estetica di una Sweeney diventata, suo malgrado, simbolo di una generazione abituata a mostrare tutto e subito.
La relazione tra Kim Novak e Sammy Davis Jr., va ricordato, fu una delle più chiacchierate degli anni Cinquanta e Sessanta, non solo per l’evidente differenza di colore della pelle in un’America ancora segregazionista, ma anche per la potenza mediatica di entrambi: lei, bionda algida e misteriosa, reduce dal successo di “Vertigo” (la donna che visse due volte); lui, artista totale, membro del Rat Pack di Frank Sinatra, capace di incendiare i palchi con la sua voce e il suo carisma. Raccontare quel legame, oggi, significa inevitabilmente misurarsi con la memoria di chi quei fatti li ha vissuti sulla propria pelle.
Il biopic “Scandalous” già nel mirino prima ancora delle riprese
La produzione del film, che porterà il titolo provvisorio “Scandalous”, non ha ancora ufficialmente commentato le parole di Novak, ma è evidente che una bocciatura così netta da parte della protagonista originale rappresenti un colpo non indifferente all’operazione di marketing e credibilità del progetto. Sweeney, dal canto suo, non ha ancora replicato pubblicamente, anche se chi conosce la sua determinazione – l’attrice ha più volte dimostrato di saper gestire le polemiche con ironia e senza farsi mettere all’angolo – può facilmente immaginare che una risposta, prima o poi, arriverà.
Quel che appare chiaro, al di là della querelle estetica, è il disallineamento generazionale e culturale tra due attrici separate da decenni di trasformazioni profonde nel modo di raccontare il femminile sullo schermo. Laddove Novak, allieva di un cinema che usava la luce e l’ombra per suggerire più che mostrare, considera l’esibizione delle curve un potenziale tradimento della verità emotiva della storia, Sweeney rappresenta invece una scuola opposta: quella della trasparenza fisica, dell’esposizione quasi documentaristica del proprio corpo come parte integrante del personaggio.
Quando il passato giudica il presente senza mediazioni
Non è la prima volta, d’altronde, che un’icona del passato interviene con durezza sulle scelte di casting contemporanee, e quasi mai si tratta soltanto di una questione di somiglianza fisica. Novak, nel caso specifico, sembra preoccupata che la narrazione della sua relazione con Davis Jr. venga ridotta a un esercizio di stile sensuale, perdendo di vista la complessità di un amore nato sotto una cattiva stella, perseguitato dal razzismo e dalle regole non scritte di Hollywood. «Non ero solo un » sembra voler dire l’attrice novantatreenne, «e non voglio che la mia storia diventi un pretesto per mostrare il corpo di un’altra».
La polemica, insomma, si inserisce perfettamente in quel dibattito mai sopito su quanto un biopic debba essere fedele alla realtà e quanto invece abbia diritto alla licenza poetica. Sweeney, va riconosciuto, ha già dimostrato in passato di saper andare oltre la propria immagine di sex symbol, scegliendo ruoli complessi e produzioni indipendenti. Resta da vedere se “Scandalous” le offrirà l’occasione per una nuova metamorfosi, oppure se le parole di Novak finiranno per diventare una profezia che si autoavvera.




