Burioni lascia Facebook, la sua nuova cattedra è su Substack

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il virologo Roberto Burioni, ospite in studio a “Che tempo che fa”, ha annunciato di aver abbandonato Facebook per trasferire integralmente la sua opera di divulgazione scientifica sulla piattaforma Substack. La decisione, che egli stesso ha motivato con una metafora accademica, segna un punto di non ritorno nella sua strategia comunicativa. "La scienza non è un’opinione politica", ha dichiarato con la consueta perentorietà, "e non si decide con il televoto". Preferendo, come ha sottolineato, "un’aula con cento studenti interessati che una con cinquemila pronti a tirare uova", Burioni delinea una netta separazione tra il suo metodo, che egli ritiene fondato su un'autorevolezza indiscutibile, e il caotico dibattito pubblico dei social network tradizionali, da cui ora prende ufficialmente le distanze.

Le polemiche e il nuovo approccio

Questa mossa, che alcuni potrebbero interpretare come una ritirata strategica mentre altri la vedono come un affinamento del proprio pubblico, giunge dopo anni in cui il professore è stato al centro di feroci polemiche online. Il suo stile, diretto e spesso giudicato arrogante dai detrattori, lo ha reso un personaggio polarizzante, un bersaglio fisso di critiche che andavano oltre il merito scientifico per sfociare, talvolta, in attacchi personali di notevole virulenza. Substack, con il suo modello a newsletter a pagamento, gli consente di costruire uno spazio più controllato e dedicato, selezionando di fatto un uditorio disposto a un ascolto non mediato dalle logiche distorsive degli algoritmi che governano le piazze digitali più affollate.

Altri scenari: la giustizia e le polemiche

In un contesto completamente differente, ma ugualmente segnato da aspre contrapposizioni, l’ex magistrato Luca Palamara è tornato a far parlare di sé commentando le dichiarazioni di un esponente di spicco del comitato anti riforma giudiziaria. Palamara, la cui vicenda personale è legata a doppio filo con le indagini sul cosiddetto “sistema” che un tempo governava il Consiglio superiore della magistratura, ha replicato con ironia alle accuse di opacità. "Dovrebbe essere più prudente", ha osservato riferendosi al leader del comitato, "probabilmente ignora come siano stati nominati i suoi prossimi congiunti". Una replica che, senza scendere in dettagli espliciti, getta un'ombra su meccanismi di cooptazione che, a suo dire, sopravviverebbero nonostante le dichiarazioni pubbliche di aver fatto piazza pulita del passato.

Il sociologo e la crisi del dialogo

Il tema dell’aggressività nel dibattito pubblico, che tocca tanto la scienza quanto la politica e la giustizia, trova una riflessione teorica nel lavoro del sociologo tedesco Hartmut Rosa, divenuto un punto di riferimento per l'analisi della società contemporanea. Secondo Rosa, autore di saggi di successo come "Accelerazione e alienazione", l’avversario politico non è più considerato un interlocutore con cui confrontarsi, bensì un nemico da far tacere. In questo panorama di radicale insofferenza, dove l'accelerazione dei ritmi di vita alimenta l'alienazione, il sociologo indica nella religione e nella Chiesa una possibile ancora di salvezza per preservare quella capacità di ascolto e quella sospensione del giudizio che sono prerequisiti fondamentali per una democrazia sana, capace di resistere alla tentazione di trasformare ogni divergenza in una guerra.

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