Nasa, addio al Gateway: la nuova strategia lunare punta tutto su una base stabile in superficie

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’annuncio, arrivato durante l’evento “Ignition” tenutosi ieri al quartier generale di Washington D.C., rappresenta una svolta netta per il programma Artemis: l’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, ha infatti confermato la sospensione del progetto Lunar Gateway, la stazione spaziale che avrebbe dovuto orbitare attorno alla Luna, per concentrare risorse e ingegneria umana sulla costruzione di una base permanente direttamente sulla superficie del nostro satellite. Una decisione, questa, che riallinea gli obiettivi dell’agenzia con la National Space Policy firmata dal presidente Donald Trump, la quale impone il rientro degli americani sulla Luna entro il 2028 e, soprattutto, l’avvio di una presenza duratura e non più episodica. Dietro l’apparente tecnicismo della comunicazione, che inizialmente sembrava rivolta ai soli addetti ai lavori, si celano ricadute industriali profonde, in particolare per il comparto aerospaziale italiano e per Torino, città da anni in prima linea nella costruzione dei moduli abitativi che avrebbero dovuto comporre proprio quella stazione orbitale ora accantonata.

La sospensione del Gateway, definita da Isaacman una “pausa nella sua forma attuale”, non è stata motivata con i soli ritardi accumulati o con i problemi tecnici emersi durante la fase di sviluppo. L’amministratore ha sottolineato la necessità di non disperdere le forze, concentrando il “talent” e l’hardware già pronto per il Gateway verso obiettivi più ambiziosi e, a suo dire, più concreti per la strategia a lungo termine degli Stati Uniti. La scelta, se da un lato accoglie le critiche di chi vedeva nella stazione orbitale un “costo eccessivo” e una “distrazione” dalle reali ambizioni lunari, dall’altro impone una revisione immediata degli impegni già assunti con i partner internazionali. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, il nodo è rappresentato dal destino dei moduli già in fase di realizzazione da Thales Alenia Space a Torino, un’eccellenza manifatturiera che rischia di vedere stravolto l’utilizzo dei propri componenti, sebbene la Nasa abbia ventilato la possibilità di “riutilizzare le attrezzature e gli impegni dei partner internazionali” per supportare i nuovi obiettivi in superficie.

Il nuovo piano, che prevede un investimento di circa 20 miliardi di dollari nei prossimi sette anni, si articola in tre fasi distinte e ambisce a trasformare l’approccio alle missioni spaziali, passando da “imprese su misura e poco frequenti” a un sistema modulare e ripetibile. La prima fase, che parte immediatamente, si concentrerà sull’invio di lander robotici, rover e sulla sperimentazione di nuove tecnologie per le infrastrutture, come reti satellitari per migliorare le comunicazioni sul suolo lunare. Si passerà poi alla costruzione di infrastrutture “semi-abitabili”, che permetteranno visite regolari degli astronauti, per arrivare infine, entro la prima metà degli anni Trenta, a un vero e proprio insediamento permanente. Un passaggio cruciale sarà rappresentato dall’aumento della cadenza dei lanci: dopo la missione Artemis II, prevista per il primo aprile, e il test in orbita terrestre di Artemis III nel 2027, l’obiettivo è quello di realizzare allunaggi con equipaggio ogni sei mesi a partire da Artemis V, un ritmo serrato che segna un’accelerazione senza precedenti nella storia dell’esplorazione spaziale.

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