Antitrust indaga su Philip Morris per le pubblicità dei prodotti 'senza fumo'

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un'istruttoria formale nei confronti di Philip Morris Italia, con la quale intende verificare la correttezza delle campagne promozionali che reclamizzano i dispositivi per il consumo di nicotina come alternative "senza fumo". L'indagine, che vede l'Antitrust guidata da Roberto Rustichelli esaminare la potenziale violazione delle norme sulle pratiche commerciali, si concentra su una serie di slogan, tra i quali spiccano le espressioni "un futuro senza fumo" e "prodotti senza fumo", utilizzate massicciamente per pubblicizzare le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato. L'ipotesi di partenza, che l'autorità dovrà ora accertare con un esame approfondito, è che tali diciturà possano indurre in errore il consumatore, suggerendo una sicurezza e una innocuità che, dal punto di vista scientifico e sanitario, non troverebbero un consenso unanime.

Le radici della procedura

A ben guardare, il percorso che ha condotto all'apertura dell'istruttoria affonda le sue radici in un passato non troppo recente, quando già alcune associazioni dei consumatori avevano sollevato obiezioni sulla comunicazione dell'azienda. Era il 2020, per citare un caso, quando Altroconsumo presentò una segnalazione per pubblicità ingannevole proprio in merito allo slogan "un futuro senza fumo" associato a Iqos, il dispositivo a tabacco riscaldato che rappresenta uno dei prodotti di punta della multinazionale. Se allora non si registrò un immediato seguito da parte dell'Agcm, l'attenzione sul tema non è mai venuta meno, alimentata dalla preoccupazione che una narrazione eccessivamente rassicurante potesse influenzare, in particolare, le fasce più giovani della popolazione, le quali potrebbero essere indotte a sottovalutare i rischi connessi all'utilizzo di questi dispositivi.

Il punto di vista delle associazioni

La mossa dell'Antitrust è stata accolta con soddisfazione da diverse organizzazioni a tutela dei consumatori, le quali da tempo sostengono la necessità di un'informazione più trasparente. Federconsumatori, per esempio, ha espresso il suo apprezzamento per l'avvio dell'indagine, sottolineando come le espressioni in esame rischino di veicolare un messaggio ambiguo. Il timore, spesso ribadito, è che l'aggettivazione "senza fumo" venga percepita, in maniera semplicistica, come sinonimo di "privo di danni", un'equivalenza che la scienza medica si affretta a smentire, evidenziando come la presenza di sostanze nocive, sebbene in modalità e quantità diverse rispetto alla combustione tradizionale, non sia affatto azzerata in questi prodotti cosiddetti innovativi.

Il portafoglio prodotti sotto esame

Sebbene l'istruttoria sia diretta verso la società nel suo complesso, è inevitabile che l'attenzione si focalizzi sulle campagne legate a specifici marchi che compongono il portafoglio dell'azienda in Italia. Oltre a Iqos, che rimane il prodotto più noto nel segmento del tabacco riscaldato, finiscono sotto la lente d'ingrandimento dell'autorità anche altre linee di prodotto promosse con gli stessi claim. Tra queste, la sigaretta elettronica Veev One e i recenti sacchetti di nicotina Zyn, i quali, pur non generando combustione, contengono e rilasciano nicotina, una sostanza che crea dipendenza e i cui effetti sulla salute sono oggetto di costante studio. L'indagine valuterà, nel merito, se la genericità di certe affermazioni pubblicitarie possa aver tralasciato elementi informativi essenziali, condizionando così le scelte di acquisto in modo non del tutto consapevole.

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