Antitrust indaga su Philip Morris per le pubblicità del "futuro senza fumo"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un'istruttoria formale contro Philip Morris Italia, mettendo sotto esame, non senza una certa severità, la campagna promozionale che l'azienda dedica ai suoi prodotti innovativi. Al centro del procedimento, che vede l'Antitrust guidata da Roberto Rustichelli impegnata in una valutazione di notevole delicatezza, si collocano quelle espressioni, ormai pervasive in vari media, le quali evocano un immaginario collettivo "senza fumo". L'autorità indipendente, il cui compito è vigilare sulla correttezza degli scambi commerciali, dovrà dunque accertare se una simile terminologia, apparentemente rassicurante e progressista, possa in realtà fuorviare i consumatori, spingendone alcuni a scelte dettate più da un'abile comunicazione che dalla reale consapevolezza dei prodotti.

Le espressioni sotto la lente d'ingrandimento

Le frasi specifiche che hanno attirato l'attenzione degli investigatori sono "senza fumo", "un futuro senza fumo" e "prodotti senza fumo", slogan che Philip Morris utilizza per pubblicizzare le sue sigarette elettroniche. L'ipotesi di lavoro dell'Agcm, la quale non ha ancora espresso un giudizio definitivo, è che queste definizioni possano essere considerate poco chiare e, forse, persino omissive riguardo alla vera natura e alle potenziali conseguenze dei dispositivi. Si tratta di una questione di non poco conto, soprattutto se si considera che, in un contesto dove la lotta al tabagismo rimane una priorità di salute pubblica, il confine tra l'innovazione che riduce il danno e la mera strategia di marketing può apparire labile, se non del tutto evanescente per il cittadino comune.

La difesa dell'azienda e il contesto di mercato

Da parte sua, Philip Morris Italia ha replicato con fermezza alle accuse, dichiarando di avere "sempre agito secondo le regole". L'azienda, che è un ramo di un colosso globale del tabacco, fonda la sua linea difensiva sulla legittimità di promuovere alternative ai tradizionali prodotti da fumo, le quali, sebbene non esenti da rischi, sono presentate come una scelta differente. Questo scenario si inserisce in un panorama nazionale dove, stando ai dati dell'Airc, fuma circa un italiano su quattro, una percentuale che cresce significativamente, toccando il 28%, se si osservano soltanto i giovani tra i 18 e i 24 anni. È proprio in questa fascia d'età, del resto, che i prodotti cosiddetti innovativi trovano un terreno fertile, complice anche una percezione di minore nocività che le indagini come questa mirano a verificare nei suoi aspetti di comunicazione commerciale.

L'impatto sul comportamento dei consumatori

L'aspetto più delicato dell'intera vicenda riguarda l'influenza che tali messaggi potrebbero esercitare sulle abitudini delle persone. Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un incremento notevole nel numero di chi ha abbandonato le sigarette classiche per passare alle elettroniche; solo per il sistema Iqos, si parla di oltre due milioni di convertiti in Italia. L'istruttoria dell'Antitrust, la quale si concentra esclusivamente sulle modalità pubblicitarie e non sulla sicurezza intrinseca dei dispositivi, vuole dunque capire se una parte di questo successo commerciale sia da attribuire a dichiarazioni che, nella loro formulazione, potrebbero suggerire un'assenza totale di rischio o di emissioni, andando così a influenzare in maniera scorretta il processo decisionale di un pubblico vasto ed eterogeneo.

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