Conte, la difesa dopo il caso Ucraina: "Sono europeista, mai con i russi"
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Redazione Interno
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Il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, circoscrive e difende le sue dichiarazioni che, nelle ultime ore, hanno provocato un acceso dibattito nel centrosinistra. La sua affermazione, secondo cui “l’Europa è completamente disorientata” sulla guerra in Ucraina e che quindi si debba “lasciare che a condurre il negoziato siano gli Stati Uniti”, era stata interpretata da molti come un allineamento alle posizioni più scettiche sull’appoggio a Kiev e, indirettamente, come un’apertura alle tesi del presidente americano Donald Trump, da poco tornato alla guida della Casa Bianca.
Il chiarimento: un grido di dolore, non di giubilo
Conte, parlando al Fatto Quotidiano, ha quindi precisato il senso del suo intervento, cercando di allontanare quelle letture che lo dipingevano come un entusiasta sostenitore della nuova amministrazione statunitense. “Il mio non era affatto un proclama di giubilo per dire ‘quanto è bravo Trump, affidiamoci a lui’”, ha spiegato l’ex presidente del Consiglio, definendo piuttosto quelle parole “un grido di dolore e costernazione”. La sua intenzione, ha aggiunto, era quella di “fotografare con rammarico la disastrosa situazione attuale”, nella quale gli europei avrebbero ceduto il ruolo di protagonista agli americani, mostrandosi incapaci di elaborare una strategia autonoma dopo aver scommesso, a suo dire, esclusivamente su una vittoria militare ucraina.
La distanza da Salvini e l’attacco alla Ue
Nel tentativo di marcare una netta distanza dalle posizioni filo-russe spesso associate a Matteo Salvini, Conte ha sottolineato con forza la sua identità politica: “Io sono europeista, mai stato con i russi”. La critica, dunque, non si rivolgerebbe all’alleanza atlantica in sé, ma alla passività dimostrata dalle istituzioni comunitarie. “Le anime belle hanno voluto fraintendere ciò che ho detto”, ha ribadito, sostenendo che il vero problema sia proprio la débâcle europea, la quale avrebbe di fatto delegato tutto a Washington, privandosi di qualsiasi voce in capitolo nel processo negoziale. Una posizione che, se da un lato corregge il tiro rispetto alle prime reazioni, dall’altro non arretra di un millimetro sulla sostanza della polemica lanciata contro Bruxelles.
Le ripercussioni nel centrosinistra
Le parole del leader pentastellato, comunque, non sono rimaste senza conseguenze all’interno dell’area politica di riferimento, scatenando reazioni contrastanti tra gli alleati. Sebbene le repliche dei partner siano arrivate con sfumature diverse, tutte hanno manifestato un certo disagio per quella che è apparsa come una deriva isolazionista o, quantomeno, come una frattura rispetto a una linea comune di sostegno a Kiev. L’episodio rischia infatti di complicare il già difficile percorso verso una coalizione compatta, soprattutto in vista di future prove elettorali, mostrando come su temi di politica internazionale di altissimo profilo permangano divergenze profonde e difficili da ricomporre.




