Crisi politica in Romania, verso un governo europeista

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Romania si trova al centro di una crisi politica senza precedenti, seguita all'annullamento delle elezioni presidenziali del 24 novembre da parte della Corte Costituzionale. La sentenza, unanime, ha invalidato il primo turno delle elezioni, che aveva visto la vittoria del candidato di estrema destra e filo-russo Călin Georgescu. La decisione della Corte, giunta il 6 dicembre, ha scatenato un terremoto politico, costringendo i partiti pro-europei a correre ai ripari.

Le formazioni politiche che guardano a Bruxelles, tra cui i socialdemocratici (Psd), i liberali (Pnl), il partito degli ungheresi (Udmr) e il partito riformista (Usr), hanno deciso di unirsi per formare una coalizione di governo che escluda la destra. Questo accordo, che coinvolge anche rappresentanti di altre minoranze etniche, mira a garantire una maggioranza stabile e a mantenere la Romania sulla rotta europeista.

La caduta del regime siriano di Assad, per mano di un gruppo di "al Qaida" sostenuto dalla Turchia, ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha espresso soddisfazione per l'evento, auspicando un processo per Assad. Tuttavia, molti osservatori ritengono che la caduta di Assad, come quella di Gheddafi, non rappresenti un progresso positivo per la regione.

In questo contesto, la Romania si trova a dover affrontare una situazione interna complessa, con la necessità di formare un governo che possa garantire stabilità e continuità.

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