Ucraina, al via a Abu Dhabi il primo trilaterale con Russia e Stati Uniti sul Donbass

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La conferma, attesa e al tempo stesso sorprendente, è arrivata nella notte tra giovedì e venerdì direttamente dal Cremlino, dopo un colloquio di tre ore e mezza tra il presidente Vladimir Putin e una delegazione statunitense: oggi, negli Emirati Arabi Uniti, si aprirà un negoziato trilaterale che vede riuniti, per la prima volta in questo formato, rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Ucraina. L’incontro, di natura essenzialmente militare secondo quanto trapelato, avrà come oggetto principale la questione della sicurezza, sebbene non si escluda di toccare anche alcuni nodi economici legati al conflitto. Jurij Ushakov, consigliere presidenziale russo, ha reso noto il nulla osta di Mosca, un segnale che molti analisti interpretano come un’apertura calibrata, seppur lontana da qualsiasi concessione unilaterale sul campo, dove le operazioni continuano senza tregua.

Il cuore tecnico-militare della delegazione

A guidare il gruppo di lavoro russo sarà il generale Igor Kostyukov, alto ufficiale dello Stato maggiore generale, una scelta che sottolinea la natura tecnica dell’appuntamento. Di ben altro profilo, invece, la squadra inviata da Kiev, la quale annovera alcune delle figure più vicine al presidente Volodymyr Zelensky: oltre a Rustem Umerov, segretario del Consiglio di sicurezza nazionale e della difesa, e al capo di gabinetto presidenziale Kyrylo Budanov, parteciperanno infatti anche David Arakhamia, a capo della fazione parlamentare del partito del presidente, e il capo di Stato maggiore generale Andriy Gnatov. Una composizione che, se da un lato evidenzia l’importanza attribuita all’evento dalle autorità ucraine, dall’altro lascia intendere come i temi sul tavolo vadano ben oltre la mera gestione tattica del conflitto.

La madre di tutte le questioni: il futuro del Donbass

Proprio Zelensky, in un briefing online, ha tolto ogni velo circa l’argomento principale delle discussioni, indicando nel Donbass “la madre di tutte le questioni territoriali”. “Il Donbass è una questione chiave. Se ne discuterà oggi e domani ad Abu Dhabi, nelle modalità che le tre parti riterranno più opportune”, ha dichiarato il presidente ucraino, chiarendo come il destino di quella regione, parzialmente occupata da forze filorusse dal 2014, rappresenti il vero ostacolo sulla via di una possibile cessazione delle ostilità. A margine dei suoi interventi, Zelensky ha anche rivelato di attendere che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, stabilisca data e luogo per la firma di un accordo formale sulle garanzie di sicurezza americane per l’Ucraina, un tassello che, se concretizzato, potrebbe alterare gli equilibri strategici dell’intera area.

La squadra americana e il segnale del Cremlino

Le immagini diffuse dalle televisioni di Stato russe hanno mostrato l’arrivo al Cremlino della delegazione statunitense, composta dall’inviato speciale Steve Witkoff, da Jared Kushner e, in una new entry significativa, dal consigliere senior della Casa Bianca Josh Gruenbaum. La presenza di quest’ultimo, accanto ai negoziatori già noti per il dossier ucraino, è stata letta come un’ulteriore prova dell’attenzione che l’amministrazione Trump riserva a questo canale diplomatico. L’incontro con Putin, per quanto non abbia prodotto dichiarazioni pubbliche di immediato impatto, ha comunque consentito di sciogliere gli ultimi nodi procedurali e di definire il formato della riunione di Abu Dhabi, un passo che, di per sé, segna una discontinuità rispetto alla prolungata fase di stallo nei contatti diretti.

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