Vivere cent'anni: la scienza cerca il codice della longevità, tra genetica e stili di vita

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Cosa permette a un essere umano non solo di raggiungere il secolo di vita, ma di farlo in piena salute? La domanda, che da sempre affascina filosofi e medici, è oggi al centro di una ricerca scientifica multidisciplinare che indaga tanto i meccanismi molecolari quanto le abitudini quotidiane. In Giappone, per esempio, a Kyotango, il tasso di centenari è tre volte superiore alla media nazionale, un dato che spinge gli esperti a studiare quel microcosmo dove forti legami sociali, una dieta ricca di vegetali e un'attività fisica costante sembrano comporre un mix virtuoso. Proprio qui si è tenuto il primo World Longevity Summit, i cui lavori sono confluiti in un rapporto su Nature, con l'obiettivo dichiarato di ridurre il divario tra l'aspettativa di vita e gli anni trascorsi in buona salute, un problema che, con l'invecchiamento delle popolazioni, riguarda ormai molte nazioni.

Il tesoro genetico del Brasile e i segreti dei supercentenari

Se le Zone blu, come Okinawa o la Sardegna, offrono modelli comportamentali da decifrare, il Brasile si è rivelato una miniera inaspettata per la genetica della longevità estrema. Un team guidato da Mayana Zatz dell’Universidade de São Paulo ha analizzato oltre 160 centenari, tra cui venti supercentenari con età validate, individuando caratteristiche genomiche peculiari. Lo studio, pubblicato su Genomic Psychiatry, ha incluso figure come la suora Inah Canabarro Lucas, scomparsa a 116 anni, e l'uomo vivente più anziano del mondo, un brasiliano di 113 anni. Questa coorte, sebbene non provenga da un'area tradizionalmente longeva, custodisce dunque fattori protettivi innati che gli scienziati stanno tentando di isolare, i quali potrebbero aprire la strada a future applicazioni in campo medico.

L'eredità dell'Età Glaciale nel Dna dei longevi

Le radici di una vita eccezionalmente lunga potrebbero affondare in un passato remoto, ben prima della nostra era. Una ricerca italiana, capitanata dalla professoressa Cristina Giuliani dell’Università di Bologna, suggerisce infatti un legame fra la longevità estrema e specifiche componenti genetiche risalenti a popolazioni di cacciatori-raccoglitori che abitavano l'Europa durante l'Ultimo Massimo Glaciale, oltre quattordicimila anni fa. Questo retaggio ancestrale, preservato attraverso i millenni in alcuni individui, sembrerebbe conferire una resilienza particolare, forse legata a una più efficiente risposta allo stress cellulare o a un metabolismo ottimizzato. Una scoperta che aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione del perché, a parità di stile di vita, certuni invecchiano meglio e più a lungo di altri.

Tra scienza e cronaca: le indagini sulle morti sospette

Il tema della longevità, peraltro, tocca anche aspetti più oscuri, come dimostrano alcune inchieste giudiziarie che hanno avuto risonanza nazionale. In diversi casi, le autorità hanno dovuto investigare su decessi avvenuti in contesti di estrema vecchiaia, dove le condizioni di solitudine o di possibile negligenza hanno sollevato interrogativi amari. Si tratta di episodi, trattati con il massimo rispetto per le vittime e le famiglie, che spingono a riflettere sull'importanza di un invecchiamento non solo lungo ma anche dignitoso e protetto. Le indagini, concentrandosi sulle dinamiche fattuali, sottolineano come il benessere sociale sia parte integrante di quel concetto di salute che la scienza della longevità si prefigge di allungare.

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