La dieta mediterranea e non solo: ecco quanti anni di vita in più si possono guadagnare (anche con una genetica sfavorevole)
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Redazione Salute
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Chi resta fedele a determinati regimi alimentari, e la dieta mediterranea è soltanto uno di questi, può allungare la propria aspettativa di vita in maniera tutt'altro che trascurabile, arrivando a guadagnare fino a quattro anni e oltre. A suggerirlo, con i numeri alla mano, è uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances e coordinato da Yanling Lv dell'Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong, in Cina, il quale ha analizzato i dati di oltre 100mila individui arruolati nella Biobanca del Regno Unito -1-2. I ricercatori, in particolare, hanno messo a confronto diversi modelli alimentari, cercando di tradurre in anni di vita attesi ciò che spesso viene raccontato attraverso complesse percentuali di riduzione del rischio di mortalità, e il risultato è che l'impatto di frutta, verdura e cereali integrali è davvero profondo.
Cinque modelli a confronto, dalla dieta mediterranea alla DASH
Non esiste, insomma, una sola strada maestra. Lo studio ha preso in esame cinque diversi approcci dietetici riconosciuti come salutari: oltre alla già citata dieta mediterranea, troviamo la dieta DASH (nata per contrastare l'ipertensione), un regime alimentare plant-based, la dieta per la riduzione del rischio di diabete (DRRD) e l'Alternative Healthy Eating Index (AHEI) -2-8. Tutti questi modelli, pur con le loro peculiarità, condividono alcuni pilastri fondamentali: un elevato consumo di vegetali, legumi e cereali integrali, e la limitazione di zuccheri semplici e alimenti ultra-processati. Per ciascun partecipante, seguito per un periodo mediano di oltre dieci anni, è stato calcolato un punteggio di aderenza a questi schemi, e i risultati sono stati poi incrociati con i dati relativi alla mortalità.
La forbice dei benefici è ampia e, in alcuni casi, sorprendente. Per un uomo di 45 anni che aderisce strettamente all’AHEI, l’aspettativa di vita può aumentare in media di 4,3 anni, mentre per una donna della stessa età il guadagno si attesta sui 3,2 anni -1. Chi invece segue con costanza la dieta mediterranea, simbolo per eccellenza della tradizione culinaria italiana, può contare su un incremento di 2,2 anni per gli uomini e 2,3 per le donne -1. Valori, questi, che salgono rispettivamente a 3 e 1,7 anni per chi adotta la dieta pensata per ridurre il rischio di diabete, mentre il regime plant-based regala 2,1 anni agli uomini e 1,9 alle donne -1. Persino la dieta DASH, nata con obiettivi diversi, garantirebbe un allungamento della vita di circa 1,9 anni per i maschi e 1,8 per le femmine -1.
Il ruolo della genetica e l'importanza della fibra
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca, e che merita di essere sottolineato, riguarda il peso della familiarità. Gli scienziati hanno infatti valutato anche la presenza di varianti genetiche associate alla longevità, scoprendo che l'effetto positivo di un'alimentazione corretta si manifesta indipendentemente da questi fattori ereditari -1-2. Anche chi non può contare su una eredità genetica favorevole, insomma, vede comunque ridursi sensibilmente il rischio di morire prematuramente adottando uno dei cinque modelli alimentari presi in considerazione; la dieta, in questo senso, è in grado di modificare il rischio ereditato, rimodellando gli esiti di salute a lungo termine -8.
Ma qual è, tra tutti i nutrienti, l'elemento che incide maggiormente? L'analisi dei ricercatori cinesi punta il dito sulla fibra, il cui elevato consumo è risultato essere l'aspetto maggiormente associato a un incremento della sopravvivenza -2. Al contrario, l'abitudine a consumare bevande zuccherate è emersa come la pratica maggiormente correlata a una riduzione dell'aspettativa di vita, probabilmente a causa del suo legame con lo sviluppo di patologie metaboliche -2. Un dato, quest'ultimo, che rafforza l'idea che non basti aggiungere qualche elemento sano alla propria dieta, ma sia necessario rivedere criticamente le proprie abitudini, eliminando ciò che nuoce.
I limiti dello studio osservazionale
Va comunque precisato, e gli stessi autori non lo nascondono, che si tratta di uno studio osservazionale e non di un trial clinico randomizzato: ciò significa che, pur evidenziando una forte correlazione, non può dimostrare in maniera definitiva un rapporto di causalità diretto tra singolo alimento e anni di vita guadagnati -2. Inoltre, i punteggi dietetici sono stati calcolati sulla base di ciò che i partecipanti ricordavano di aver mangiato nelle ventiquattr'ore precedenti, un metodo che potrebbe non cogliere appieno le abitudini a lungo termine -2. Nonostante queste limitazioni, i risultati si allineano con un vasto di letteratura scientifica che, da anni, lega questi cinque modelli alimentari a un minor rischio di malattie croniche e a una vita più lunga.




