Gadi Eisenkot, il generale che insidia Netanyahu: sondaggi alla pari e sfida aperta sul futuro di Israele

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La promessa fatta sulla tomba del figlio Gal, caduto in un'imboscata a Gaza nel dicembre del 2023, è stata un carburante potente per la carriera politica di Gadi Eisenkot: "Il sacrificio tuo e quello degli altri non sarà stato inutile, faremo qualunque cosa per essere degni di voi". Parole che riecheggiano nel discorso pubblico mentre l'ex capo di stato maggiore delle Idf emerge come il principale antagonista di Benjamin Netanyahu, almeno stando agli ultimi sondaggi che lo danno in prepotente ascesa e virtualmente in parità con il Likud del premier uscente.

Un'ascesa che si inserisce in un contesto politico israeliano sempre più frammentato e segnato dalle ripercussioni del conflitto con Hamas e delle tensioni con l'Iran, mentre l'amministrazione Trump sembra guardare con crescente interesse a possibili alternative al governo in carica.

L'ascesa nei sondaggi e il sorpasso su Bennett

Secondo un sondaggio pubblicato dal Maariv il 19 giugno 2026, il partito Yashar, guidato da Eisenkot, ha raggiunto quota 21 seggi, agganciando il Likud di Netanyahu, che ha subito un calo di sette seggi dall'inizio dell'operazione militare "Roaring Lion" contro l'Iran. La rilevazione, condotta dal Lazar Research Institute, attribuisce al blocco di opposizione sionista una maggioranza di 61 seggi, contro i 49 della coalizione di governo, escludendo i partiti arabi.

Un'altra indagine demoscopica, realizzata da Zman Yisrael tra il 17 e il 18 giugno, mostra addirittura un testa a testa a 23 seggi per entrambe le formazioni, con Yashar che ha guadagnato due seggi rispetto alla settimana precedente, mentre il partito Beyahad dell'ex premier Naftali Bennett e di Yair Lapid è sceso a 19. Sorpasso confermato anche da un sondaggio di Canale 12, che assegna 22 seggi al Likud, 21 a Yashar e 19 a Beyahad.

Questi dati suggeriscono come Eisenkot stia progressivamente erodendo il consenso non solo del premier in carica, ma anche dei principali rivali all'interno dell'opposizione, configurandosi come l'alternativa più credibile a Netanyahu.

Il candidato dell'opposizione e la critica a Netanyahu

In un'intervista rilasciata a Ynet il 10 giugno, Eisenkot ha rivendicato con decisione il suo ruolo di sfidante, dichiarando di lavorare per diventare il prossimo primo ministro e accusando Netanyahu di guidare Israele "nella direzione sbagliata". Il generale ha concentrato le sue critiche sulla gestione della politica estera e di sicurezza, sostenendo che il premier abbia indebolito l'autonomia decisionale del paese, rendendolo eccessivamente dipendente dagli Stati Uniti.

Eisenkot ha definito "inconcepibile" la necessità di attendere l'approvazione americana per un'operazione in Libano e ha affermato che Trump ha imposto "un accordo problematico a Gaza" e dettato le regole per l'uso della forza in Libano e contro l'Iran. Il leader di Yashar ha inoltre imputato a Netanyahu la responsabilità del "fallimento strategico e di sicurezza" che ha portato al 7 ottobre, sostenendo che gli interessi legali e politici del premier abbiano influenzato le decisioni cruciali.

La sua posizione è quella di un "falco della sicurezza", come lui stesso si definisce, che però si oppone all'imposizione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania, pur respingendo la creazione di uno Stato palestinese nelle condizioni attuali.

L'ombra dell'Iran e il futuro della coalizione

Il contesto internazionale, segnato dal memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran, ha ulteriormente alimentato il malcontento verso Netanyahu, con il 49% degli israeliani preoccupato per la frattura con il presidente Trump. Eisenkot ha attaccato duramente la gestione del dossier iraniano, sostenendo che il premier avrebbe bloccato un suo suggerimento di attaccare durante il lancio dei missili nell'aprile 2024 e che ora si trovi in una posizione di sudditanza verso Washington.

La crescita di Yashar, che secondo un sondaggio KAN ha raggiunto 21 seggi il 16 giugno, indica che il partito di Eisenkot sta capitalizzando il malcontento popolare, anche a discapito di altri partiti di opposizione.

Nonostante la popolarità in calo di Netanyahu, un sondaggio lo indica ancora come il candidato preferito per la carica di premier (41% contro il 33% di Eisenkot), ma i dati sull'ipotetica composizione della Knesset dipingono uno scenario di forte incertezza, dove la capacità di formare una coalizione dipenderà dagli equilibri post-elettorali e dalle alleanze che si formeranno.

Le prossime elezioni e lo scenario politico

Israele è atteso alle urne entro il 27 ottobre per un voto che si preannuncia tra i più cruciali della sua storia recente, chiamato a definire il futuro del paese dopo gli eventi del 7 ottobre, la guerra a Gaza e le tensioni con l'Iran. La possibilità che Bennett e Lapid uniscano le forze con Eisenkot in un'unica lista, sotto la guida di quest'ultimo, è uno degli scenari più discussi, che potrebbe portare a un'ipotetica maggioranza di 37 seggi, sebbene i sondaggi suggeriscano che correre separatamente, per ora, fruttì più consensi.

La sfida per Eisenkot, tuttavia, non è solo elettorale: il generale, che ha perso il figlio nel conflitto a Gaza, deve dimostrare di saper tradurre il suo carisma e la sua autorevolezza militare in una visione politica coerente, capace di rispondere alle pressanti questioni interne oltre che a quelle di sicurezza.

Il suo ritratto, che emerge dalle cronache, è quello di un uomo che ha fretta, spinto da una promessa personale e da un senso di responsabilità nazionale, e che si trova ora a gestire un consenso inaspettato, pronto a giocarsi il tutto per tutto nella partita che lo vede contrapposto al più longevo dei leader israeliani.

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