Tregua tra Israele e Libano, le ragioni di Netanyahu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con il via libera del gabinetto di Sicurezza di Tel Aviv, è ufficiale la tregua tra Israele e Libano, che hanno accettato la proposta degli Stati Uniti. Un cessate il fuoco che è arrivato mentre ancora erano in corso i raid israeliani sul Paese dei Cedri e sulla capitale Beirut, e con i razzi di Hezbollah diretti sul nord e il centro di Israele, dove sono suonate le sirene di allarme.

L'annuncio ufficiale, prima del sì del governo, era giunto da Benjamin Netanyahu con un messaggio televisivo. La tregua, definita "sporca" da molti osservatori, arriva sotto una pioggia di bombe su Beirut e, come sempre, accompagnata dal diritto di Israele a romperla in qualunque momento. Ci sarà una doppia tutela in Libano: nel sud quella israelo-americana, a nord del fiume Litani quella Hezbollah-Iran, in mezzo l’Onu e le forze libanesi. Israele, ovviamente, si riserva il diritto di colpire quando vuole, mentre Hezbollah, a sua volta, decide per tutto il Libano e non soltanto per la "resistenza".

La tregua fra Israele e Libano lascia macerie, vincitori e perdenti. Vince la linea di Donald Trump, che aveva chiesto a Benjamin Netanyahu di "finire la guerra" prima del 20 gennaio. "King Bibi" avrà la sua ricompensa, importante, un via libera a nuove annessioni in Cisgiordania, quanto ampie dipenderà dalla sua capacità di negoziatore e manipolatore.

Nel frattempo, gli Hezbollah libanesi hanno affermato di aver lanciato droni contro "obiettivi militari sensibili" a Tel Aviv questa sera, in risposta agli attacchi israeliani su Beirut e mentre veniva annunciato l'accordo di cessate il fuoco.

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