Tregua in Libano, Netanyahu avverte, "Siamo liberi di colpire"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un clima di guerra, caratterizzato da bombardamenti serrati contro obiettivi degli Hezbollah nel centro di Beirut e da nutriti lanci di razzi dal Libano su Haifa e sul nord di Israele, è stato finalmente annunciato un cessate il fuoco in Libano. La tregua, della durata iniziale di due mesi, entrerà in vigore oggi, una volta approvata dai rispettivi governi in Israele e in Libano. Nessuna delle due parti canta vittoria, ma l'ex negoziatore Aaron David Miller, che per ventiquattro anni ha negoziato tra arabi e israeliani a nome del dipartimento di Stato, invita alla prudenza: «Dobbiamo essere realisti: l'accordo per la tregua in Libano non è una trasformazione del paradigma, ma una transazione. La tenuta di lungo termine dipenderà dall'applicazione, che sarà difficile».

Alle 3 italiane di stanotte, le 4 in Medio Oriente, è scattata la tregua tra Israele e Hezbollah: 60 giorni di cessate il fuoco che interrompono una guerra iniziata dai miliziani sciiti libanesi l'8 ottobre 2023, il giorno dopo il massacro compiuto da Hamas nei kibbutz del Sud di Israele. La scommessa del loro allora leader Hassan Nasrallah, ucciso da Israele giusto due mesi fa, era impegnare lo Stato ebraico su due fronti, incassare i dividendi politici dell'appoggio ai «fratelli» palestinesi e non andare troppo oltre la guerra di logoramento che da decenni Hezbollah combatte con Israele.

Dal G7 di Fiuggi, i ministri degli Esteri dei Paesi G7 hanno trovato una formula comune che conferma la diversità di vedute, ribadendo il loro "impegno nei confronti del diritto internazionale umanitario" e affermando che seguiranno "i rispettivi obblighi". Tuttavia, permangono dubbi sulla Corte Penale Internazionale

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