Tregua in Libano, Netanyahu avverte, "Siamo liberi di colpire"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un contesto di intensi bombardamenti contro obiettivi degli Hezbollah nel centro di Beirut e continui lanci di razzi dal Libano su Haifa e sul nord di Israele, è stata finalmente annunciata una tregua in Libano. Questa tregua, della durata iniziale di due mesi, entrerà in vigore oggi, una volta approvata dai rispettivi governi in Israele e in Libano. Nessuna delle due parti canta vittoria, ma si tratta di un patto per la pace, con l'obiettivo di controllare Hezbollah e concentrarsi sull'Iran.

Non sarà un accordo come quello del 2006, ridotto a pezzi il giorno dopo la firma a causa della mancanza di sorveglianza e di attori capaci di mantenerlo. Oggi, la situazione è diversa, specialmente per la consapevolezza della nuova fase in cui si firma: dopo il 7 ottobre, la fine delle illusioni e la necessità di andare avanti. I termini dell'accordo sono simili a quelli della risoluzione 1701: Hezbollah dovrà ritirarsi oltre il Litani, disarmato, mentre l'Unifil sorveglierà con l'esercito libanese per garantire che Nasrallah non torni nel Sud del Libano.

Dal G7 di Fiuggi arriva la speranza per il Libano, ma permangono dubbi sulla Corte Penale Internazionale. I ministri degli Esteri dei Paesi del G7 hanno trovato una formula comune che conferma la diversità di vedute, ribadendo il loro "impegno nei confronti del diritto internazionale umanitario" e affermando che seguiranno "i rispettivi obblighi".

Alle 3 italiane di stanotte, le 4 in Medio Oriente, è scattata la tregua tra Israele e Hezbollah: 60 giorni di cessate il fuoco che interrompono una guerra iniziata dai miliziani sciiti libanesi l'8 ottobre 2023, il giorno dopo il massacro compiuto da Hamas nei kibbutz del Sud di Israele.

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