Addio a Mauro Di Francesco, il "Maurino" delle commedie anni Ottanta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'estate, quella vera, fatta di echi balneari e di una spensieratezza che sembrava non dovesse finire mai, se n'è andata con lui. Mauro Di Francesco, che tutti, per quella statura minuta ma per un carisma che riempiva lo schermo, chiamavano affettuosamente "Maurino", si è spento all'ospedale San Donato di Arezzo all'età di 74 anni, dopo un ricovero di un mese e una lunga malattia che lo aveva già condotto attraverso la prova di un trapianto di fegato. L'attore milanese, la cui cifra artistica è rimasta indelebilmente legata a un decennio preciso, gli anni Ottanta, aveva scelto da tempo la quiete della campagna toscana, vivendo a Lucignano con la moglie Antonella Palma di Fratianni, sposata nel 1997, in un ritiro appartato dedicato all'arte e alla pittura, lontano dai riflettori che un tempo lo avevano accecato.

Il volto di un'epoca irripetibile

La sua carriera, che ha toccato il suo apice in quel decennio che ha saputo inventare la nostalgia di massa, è costellata di pellicole che, come si soleva dire, o si amavano o si odiavano, senza possibilità di mezze misure. Fu protagonista e co-protagonista di film come "I fichissimi", "Sapore di mare 2", "Il ras del quartiere", "Chewingum" e "Puro cashmere", per poi sconfinare, seppur marginalmente, nei Novanta con "Abbronzatissimi". Opere che, al di là del giudizio estetico, possedevano l'innegabile capacità di raccontare il loro presente, di catturare lo spirito di un'Italia precisa, restituendone umori e desideri; pellicole che molti, ancora oggi, ritengono guardabili anche per la centesima volta, quasi a voler recuperare, in quelle sequenze, un frammento di un tempo perduto.

Il cordoglio di un ambiente

La notizia della sua scomparsa ha provocato un'onda di dolore tra i colleghi e gli amici di una vita, i quali hanno subito fatto sentire le loro voci, soprattutto attraverso i social network, per ricordare non solo il compagno di set ma l'uomo. Da Jerry Calà ad Alba Parietti, le reazioni hanno dipinto il ritratto di un'affetto genuino, sottolineando, con una malinconia palpabile, che il loro tempo, quello vissuto insieme, non tornerà più. Un coro di addii che ha messo in luce non soltanto la perdita di un volto noto del cinema popolare, bensì la scomparsa di un pezzo di storia collettiva, di un tassello di quella commedia all'italiana che, in una sua specifica declinazione, ha definito un'era.

L'eredità di un caratterista

Quello di Di Francesco non fu il percorso di una star tradizionale, ma piuttosto quello di un caratterista di razza, capace di imprimere nei personaggi, spesso di supporto, una verità e un'ironia che li rendevano memorabili. La sua figura, lontana dagli stereotipi del "salapuzio" o del "cazzabubbolo", riusciva a trasmettere una vitalità contagiosa, una libidine di vivere che andava ben oltre le righe di una sceneggiatura. La sua arte, che alcuni potrebbero definire minore ma che per il pubblico è stata sempre maggiore, resta lì, custodita nella pellicola, a testimoniare un modo di fare cinema e di essere, che pare oggi distante anni luce.

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