Addio a Maurino Di Francesco, l'attore che ha fatto ridere Milano
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Redazione Interno
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Se n'è andato, come un'estate che non torna più, Mauro Di Francesco, il Maurino per chiunque abbia avuto la fortuna di crescere con le sue smorfie e la sua comicità viscerale. La sua scomparsa, avvenuta a 74 anni dopo un ricovero di un mese e un precedente trapianto di fegato, chiude un capitolo di quel teatro e di quella televisione che hanno fatto la storia del costume meneghino, lasciando un vuoto che va ben oltre i ruoli da comprimario che spesso gli furono affidati. La sua carriera, che qualcuno potrebbe definire minore ma che chi l'ha vissuta sa essere stata fondamentale, si è dipanata tra piccoli e grandi schermi, imprimendosi nella memoria collettiva con una forza rara.
Dai tuffi nel Naviglio al genio comico
Il suo lavoro, prima di approdare ai set, era quello di tuffarsi nel Naviglio, un curioso Klaus Dibiasi in versione milanese che, con quel suo mestiere bizzarro, confermava come all'epoca il genio artistico andasse spesso a braccetto con una certa dose di follia necessaria. Di quella temperie creativa, Maurino fu uno degli interpreti più puri, come ricorda Massimo Boldi rievocando il gruppo dei Repellenti, il collettivo di cabaret voluto da Jannacci e Beppe Viola che raccolse, tra gli altri, anche Diego Abatantuono, Giorgio Porcaro, Faletti ed Ernst Thole. In quella compagnia di talenti, Di Francesco emergeva già come un "grandissimo comico e ragazzo d'oro", una di quelle figure senza le quali la festa, prima o poi, è destinata a finire.
La televisione e l'icona popolare
La sua popolarità esplose però con produzioni televisive diventate leggendarie, come "La freccia nera" e soprattutto "I ragazzi della III C", serie che segnarono indelebilmente i decenni dei Sessanta e degli Ottanta per un'intera generazione. In quelle storie, Maurino portava una comicità fatta di gesti e di sguardi, di una presenza fisica che, pur non essendo imponente, riusciva a catalizzare l'attenzione. Non era un salapuzio, né un cazzabubbolo, come si suol dire, ma solo piccolo di statura, sebbene dotato di una licenza di grandezza artistica che pochi potevano permettersi.
Il Derby e l'anima milanese
L'aspetto forse più autentico e milanese del milanesissimo Maurino rimane però legato al Derby, il locale cult di via Boncompagni che fu fucina di comici e luogo di sperimentazione. In quel tempio della risata, Di Francesco trovò la sua dimensione ideale, un palcoscenico che gli permetteva di esprimere tutta la sua libidine comica, la sua anima estiva e balneare per intenzione, come qualcuno l'ha definita. Era lì, tra quelle mura, che il suo estro poteva davvero divampare, contribuendo a scrivere una delle pagine più vivaci e spensierate della città.




